Prova su Strada

Bentley Bentayga Hybrid, il Lusso in versione SUV. Ma nel rispetto dell’ambiente

di Alessandro Pasi -

La Bentayga Hybrid è un SUV di dimensioni abbastanza colossali, con un motore sei cilindri turbo di 3.000 centimetri cubici da 449 CV, abbinato a un motore elettrico che ne fa la prima superlusso elettrificata


Un test drive di una Bentley è operazione coraggiosa. Te la lasciano per tre giorni. Quindi da Milano te ne devi andare. Quindi giochiamocela nel primo weekend raggiungibile. Anche perché è la volta della Bentayga Hybrid, un SUV di dimensioni abbastanza colossali, con un motore sei cilindri turbo di 3.000 centimetri cubici da 449 CV, abbinato a un motore elettrico che ne fa la prima superlusso elettrificata. Una elettrificazione che le permette, col sistema plug in, ovvero ricarica alla spina del pacco batterie, di fare 40 km in modalità totalmente elettrica e comunque di non consumare come un aeroplano quando si viaggia a benzina. L’autonomia combinata è di 693 chilometri e per fare 100 chilometri, tolti i primi 40 in elettrico (batteria da 17,3 kW/h) per i restanti bastano 3, 4 litri. Qualcuno potrebbe sorridere di fronte ai dati del consumo per una vettura che a listino viaggia dai 202 mila euro. Però anche chi viaggia nel lusso estremo può essere soddisfatto di emettere poca CO2 (82 gr/km) e di non inquinare girando in città. Anche perché, pure sulla Bentley, c’è la funzione Hold, ovvero la possibilità di ricaricare le batterie viaggiando, in modo da arrivare in città col pieno di energia. Già ti guardano tutti e parecchio, però te ne vai silenzioso per le vie. O per le strade di campagne. E non è poco.

Devo dire che salire sul SUV Bentley richiede già un reset mentale, perché la Casa inglese tutto suggerisce tranne il fuoristrada, avendo alle spalle una gloriosa storia (ha appena festeggiato le 200 mila vetture prodotte dalla nascita) di meravigliose e sportive berline, pari nel lusso a Rolls Royce ma con un più di cattiveria motoristica, tanto che chi la compra spesso la vuole guidare lui, altro che driver in guanti bianchi. Però anche per Bentley il passo andava fatto (un cliente su tre la vuole), grazie anche alla possibilità di utilizzare la tecnologia del gruppo, ricordiamo che appartiene a Volkswagen, insieme a Audi e Lamborghini: la piattaforma è la stessa della Audi Q7. Ma poi finisce lì, l’insieme è davvero Bentley, una gioia per gli occhi e i sensi, prima ancora di prendere in mano il volante. Si narra che per ricoprire gli interni di pelle bovina serva quella di tre capi… forse è una leggenda, ma sicuramente la bellezza dei rivestimenti, unita al mix di parti cromate, fa degli interni Bentley un salotto su quattro ruote tra i più lussuosi e raffinati del mercato, con richiami belli e puri allo stile britannico. Ovviamente i sedili sono riscaldabili, rinfrescabili e dotati della funzione massaggio, graduabile dal basso alle spalle, più o meo soft, graditissima al passeggero forse ancor di più.

Dicevamo dell’indole sportiva Bentley: su Bentayga avete vari programmi dallo sport al comfort e tanto di paddle dietro al volante. E, in effeti, se si vuole schiacciare il gas la risposta c’è, il bestione si imbizzarrisce, le ruote stridono, le accelerazioni diventano potenti, non quanto una Continental, ma insomma di cavalli ce ne stanno in abbondanza, il telaio risponde bene, lo sterzo è preciso assai e il rollio, grazie alle sospensioni pneumatiche, contenuto. Però, lasciatecelo dire, la guida aggressiva non è proprio il suo, va bene giusto per provarci, ma poi l’insieme del comfort prevale e ti viene da guidare in souplesse, godendo del silenzio, della musica ottimamente riprodotta dall’impianto Naim, del paesaggio, del cielo che vi sovrasta grazie al meraviglioso tetto in cristallo apribile. Prevale la gioia del viaggiare, senza fatica, godendo di stare in un salotto su ruote, alla faccia del peso di 2.640 chili.

Dalla nuova sede milanese Bentley, importata in Italia dal gruppo Fassina, uno degli operatori più attivi sul mercato dell’auto, uno spazio bello e grande dove lo storico marchio è affiancato da un altro brand inglese di quelli che contano, McLaren, la direzione è la Val d’Aosta, Courmayeur, così da mixare autostrada, provinciale e statali col fondo ancora mezzo sporco di neve e sicuramente la sera ghiacciato.

In autostrada ti guardano, niente da fare. A un certo punto vedo una BMW avvicinarsi molto, metto la freccia e esco in autogrill, sulla bretella che porta alla Torino-Aosta. La BMW ci segue, è una serie 5, versione M, blu cattivo. Parcheggiano a fianco della Bentley, scendono in quattro, padre, madre e due ragazzini. Vedono che non siamo inglesi e il padre attacca bottone. Mi scusi le sono venuto sotto per vedere il badge dietro, dal vivo questa macchina non l’avevo mai vista… e parte una chiacchiera come se avesse di fronte un duca inglese, scegliete voi chi. E capisco che Bentley per tanti è veramente uno status invidiabile, come un castello nel Galles o altre cose per pochi mortali. Insomma chi la possiede deve per forza appartenere a un mondo privilegiato, dove l’auto fa il paio con saloni dorati e ritratti di antenati in parrucca e corazza.

L’arrivo a Courmayeur – si torna sempre sul luogo del delitto, ci eravamo andati anche con la Continental – è una passeggiata sotto i riflettori: gli sguardi si bloccano, le mandibole scendono, ci si dà di gomito al suo silenzioso e regale passaggio.

Le due ore sono volate e questa è la sensazione prevalente. Così bello viaggiare che ti spiace quasi di essere arrivati a destinazione, anche perché pure per le stradine, mettendo le gomme winter apposta sul lato ghiacciato della strada la Bentley non ha mai fatto un plissé. Solida e sincera sale incurante dei fondi viscidi, con una trazione pressoché perfetta.

Il giorno dopo giornata di sci. Si scaricano sci e attrezzature, intorno Audi e Range Rover. Mi guardano come per dire, ma pensa ha la Bentley ma è uguale a noi. Non ha gli sci dorati. Noblesse oblige, sono un democratico.

E a fine giornata muso verso Milano, più di 500 chilometri a velocità codice più qualche sgasata in montagna e rientro da Fassina ancora con più di un quarto di serbatoio. Niente male: lusso ed ecologia per una volta a braccetto.

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