Primo contatto

Toyota Gazoo Racing: in pista con le sportive Toyota

di Francesco Neri -

Siamo scesi in pista con le Toyota Supra, GT86, e Yaris GRMN sulla pista di Vairano

Il motorsport è fondamentale per lo sviluppo delle vetture stradali, lo è sempre stato. Toyota, infatti, non solo costruisce vetture ibride, comode berline e ottime auto sportive, ma è anche impegnata nelle competizioni motoristiche di tutto il mondo, dal WEC con i prototipi (vittoriosi a Le Mans per il secondo anno consecutivo) al Mondiale Rallye, di cui sono leader di campionato. Senza contare le vittorie alla Dakar o il passato in Formula 1, mica cosette da poco.

Il nuovo progetto Toyota Gazoo Racing serve sia a riunire sotto lo stesso cappello i vari dipartimenti, rallystici o pistaioli che siano, sia a trasferire il know-how sulle vetture sportive stradali. Ed è così che ci troviamo a Vairano, sul Circuito Handling, con tre sportive Toyota da mettere alla frusta: la nuova GR Supra, la Yaris GRMN e la GT86, che sebbene non si “griffata” GR (anche perché è costruita in collaborazione con Subaru), ha davvero tanto da dire.

La Toyota Yaris GRMN

La Toyota Yaris GRMN è una vecchia amica, l’unica con la trazione anteriore del lotto. È leggera (pesa poco più di 1000 kg), spavalda e focalizzata sul suo scopo: andare forte. L’ho guidata recentemente su strada e sono rimasto colpito dalla sua personalità da bulla e dal suo assetto da auto da corsa. È davvero estrema, dentro e fuori.

Non per niente si chiama Yaris GRMN, ovvero “Gazoo Racing Maister of Nurburgring”; ed oltre ad essere stata forgiata all’inferni verde, è anche un’edizione limitata a 400 esemplari.

La piccola Yaris divora la pista tecnica di Vairano con entusiasmo. È una pista tecnica, con cordoli alti, chicane strette e veloci e staccate “storte”, insomma, una pista pensata per mettere in crisi l’auto.

Ma grazie al posteriore ballerino e al differenziale autobloccante che vi “porta a spasso”, la GRMN danza in punta di piedi con un ritmo notevole. Il motore 1.8 con compressore volumetrico da 212 CV ha grinta da vendere: ha una buona coppia e una risposta quasi da motore aspirato, ma soprattutto allunga fino a 7.000 giri. Il cambio è ottimo e le marce in scalata entrano sempre e comunque, mentre lo sterzo, non molto diretto, vi costringe a usare le braccia più del dovuto.

Anche la posizione di guida alta e innaturale non è esattamente la stessa che trovate su un’auto da corsa, ma dopo un giro completo sarete comunque conquistati. È un’auto vivace, veloce, arrabbiata. Una piccola bomba vecchia scuola e che ama essere maltrattata.

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Toyota GR Supra

Rinata dopo vent’anni con il nome GR, la Supra è più in forma che mai. L’abbiamo provata recentemente sia sulle strade fuori Madrid, sia sulla stupenda pista di Jarama. Ma metterla alla prova su un tracciato così impegnativo potrebbe farci cogliere qualche sfumatura nuova.

Il motore sei cilindri in linea 3,0 litri BMW è come me lo ricordavo: pieno di coppia ai bassi regimi (500 Nm) e un po’ asmatico agli alti, così scalare in seconda marcia nelle curve strette diventa quasi superfluo.

Anche perché il cambio ZF soffre un po’ le scalate violente, e non sempre risponde alle vostre richieste con tempestività, mentre nel salire di marcia è piuttosto rapido e puntuale.

I 340 CV sono gentili e facilissimi da usare, difficilmente hanno la meglio sulle ruote posteriori. Quello che più impressone della Supra, però, è il suo bilanciamento perfetto: raramente sembra di guidare un’auto con il motore anteriore, la si può lanciare in curva con un colpo di sterzo, per poi dare gas e sentire l’auto scorrere “piatta” su tutte le quattro ruote.

È un’auto che rende al meglio con una guida precisa, quasi scolastica. Certo, si può pestare sul gas con violenza ed esibirsi in cinematografici sovrasterzi di potenza, ma trasformare le gomme in fumo non è il suo sport preferito. Il grip fornito dalle Michelin Supersport è davvero tanto e si va davvero veloci con poco sforzo. Non è una sportiva estrema e difficile da domare, ma è un’ottima GT che dice la sua anche su un circuito impegnativo come questo. L’unico neo è l’impianto frenante sottodimensionato, almeno per la pista.

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Toyota GT86

La Toyota GT86 potrebbe sembrare l’underdog del gruppo, ma non lo è affatto. È vero, sulla carta è la meno potente: il suo motore 2,0 litri boxer aspirato eroga “solo” 200 CV a 7.000 giri, e sotto i 5.000 giri ha davvero poco da dire. Ma questo non è necessariamente un difetto.

Fin dai primi metri la Toyota GT86 vi invoglia a guidare come dei rapinatori in fuga, tirando le marce fino a sbattere contro il limitatore e frenando il più tardi possibile. Su strada la mancanza di potenza si fa sentire, ma in pista, dove si può sfruttare il 101% del grip e portare in curva tutta la velocità necessaria, sentirete meno la mancanza di quei CV extra.

La combinazione trazione posteriore-gommatura modesta fa sì che l’auto sia sempre in bilico tra sottosterzo e sovrasterzo, così sarete costretti a correggerla continuamente. Il differenziale autobloccante fornisce tanta trazione, ma basta esagerare quell’attimo con il gas per trovarsi in un drift infinito ma estremamente controllabile. A pensarci bene, non conosco nessun’altra auto così amichevole oltre il limite. Potete guidarla di gas, di sterzo, morbidi o cattivi.

Lo sterzo è vivo e loquace, il cambio è squisitamente preciso e la frenata è perfettamente modulabile. È un’auto totalmente analogica e interattiva, e si adatta perfettamente al vostro umore. Volete guidare puliti? Va bene. Volete “spendolare” e guidare di traverso? Nessun problema. Ed è così che ad ogni giro vi ritroverete a mixare guida pulita e guida sporca, con una naturalezza che farebbe sembrare complicato bere un bicchier d’acqua. È davvero esaltante, e non vorreste scendere mai.

A volte basta poco per divertirsi.

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