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Bentley Flying Spur: fascino British orgogliosamente spaccone

di Alessandro Pasi -

La nuova Bentley Flying Spur è una vettura lunga cinque metri e due spanne con la vittoria alata sul radiatore retroilluminata, spinta da un motore a otto cilindri da 550 CV

Nonostante. Eh sì mi viene da cominciare così. Perché al volante della nuova Bentley Flying Spur, un oggetto bianco ghiaccio lungo cinque metri e due spanne con la vittoria alata sul radiatore retroilluminata e con sotto un otto cilindri da 550 CV, l’attenzione del mondo sembra incollarsi su di te. E quindi, nonostante la voglia di passare inosservati, nonostante normalmente non si voglia apparire in alcun modo, nonostante sia votato alla discrezione e all’understatement, ebbene il riflesso è di mollare il gas, avanzare a cinque chilometri l’ora per consentire a tutti quelli che son lì intorno, a piedi o nei loro Suv, di ammirare e anche di invidiare un po’. Perché inutile girarci intorno, la Bentley è altra cosa, altra classe, altro ordine di grandezza.

Anche in luoghi dove al lusso ci sono abituati. Come a Courmayeur, Valle d’Aosta, che nel weekend o nelle settimane bianche (quando si potevano fare e si tornerà a fare) si trasforma in un concessionario multimarca di lusso all’aperto e si fa lo slalom tra Range e Cayenne e Mercedes ignoranti di wrapping dorato come solo a Milano riescono a concepire e come solo lì e in qualche altro posto (decidete voi) si possono vedere.

Bentley è un nome, un mito che richiama l’impero dei Windsor, apparentata con Rolls-Royce, ma un po’ meo da sceicchi, più sportiva, più aggressiva, quasi maneggevole.

Perché dopo aver goduto della pelle meravigliosa, dell’eccesso di cromature, della moquette alta tre pollici e morbida come manco quella degli hotel a tante stelle, nonostante tutto questo, su strada vi sorprende. E come se vi sorprende, provate a schiacciare il gas in modalità sport e il resto del mondo sparisce, giusto una 911 o una ferrarina vi si possono piazzare nel sedere.

Ma queste son sportive vere, non limo-Bentley che neanche vi accorgete del viaggio, due ore svaniscono nel tempo di godere del massaggio dei sedili e se state dietro in una bevutina di quel che volete conservato amabilmente nel frigo tra i sedili.

Qualche numero, oltre i cavalli: la Bentley schizza da zero a cento in 4,1 secondi e se batte delle velocità autolimitate, arriva a 318 (proprio così!!) km/h. E posso garantirvi che è vero, le Bentley li acchiappano e li superano i 300, parola di lupetto, esperienza personale. Non questa volta, ma su una Continental molto turbo, su una pista ricavata in Germania in un vecchio aeroporto dismesso, alla fine del lungo rettilineo la fotocellula segnalò i 304 km/h.

Questo giro più tranquilli, perché nonostante i bei ricordi, non ci siamo fatti prendere la briga di provarci un po’, ma solo di affrontare qualche bel tornante e scoprire che, alla faccia della lunghezza, grazie alle quattro ruote sterzanti (quelle dietro seguono la traiettoria) la Bentley Flying Spur si accorcia, sembra più corta di un metro e mezzo, dimostra agilità insospettabile.

Però non è questa la sua storia, ritorna ad esserlo in autostrada, dove a velocità codice sembra di essere sospesi sull’asfalto, manco il fruscio delle gigantesche gomme da 22 pollici si sente, tutto scorre nel silenzio, avvolti nella buona musica. E la Bentley regala un’ultima sorpresa con il computer di bordo che segnala un consumo medio sui nove litri per cento chilometri. Come un vecchio caro Maggiolino. Lo dico perché ne so.