Auto Sportive

Porsche Carrera Cup Italia: la prova della vettura da corsa

di Francesco Neri -

In occasione dell’apertura del campionato Porsche Carrera Cup Italia abbiamo provato la vettura da corsa

Imola ad aprile è meravigliosa: una città verde, soleggiata, tiepida. Oggi, però, una leggera foschia dovuta alla pioggia della notte passata copre il panorama collinare e l’umidità tinge di chiazze scure l’asfalto. Un dettaglio che non è sufficiente a rovinare la splendida giornata, ma che diventa rilevante nel momento in cui si deve provare una Porsche GT3 Cup da corsa per la prima volta.
È la giornata dei test ufficiali, oggi. La stagione della Porsche Carrera Cup Italia sta per cominciare (la prima gara è il 27 aprile, proprio ad Imola), e quest’anno sarà ancora più ricca e combattuta.

title

IL FORMAT 2018

Il format prevede sette round con doppia manche, ciascuna di 28 minuti + un giro. Il weekend di gara si apre con una sessione di prove libere della durata di un’ora, mentre le qualifiche, a cui parteciperanno tutti i piloti, hanno una durata di 30 minuti, dopodiché i 10 più veloci avranno 10 minuti di tempo per giocarsi la pole position. Quest’anno inoltre saranno due le categorie di vetture in pista: quella gentleman della Michelin Cup e quella “pro” che utilizzerà la vettura 2018.

title

LA NUOVA PORSCHE GT3 CUP

La nuova Porsche GT3 Cup (modello 991 MK2) monta il 6 cilindri boxter 4.0 litri della versione stradale (la vettura 2017 monta ancora il 3.8 litri), questo significa che ha più coppia e più potenza a disposizione. La cavalleria infatti passa dai 460 CV della versione 2017 ai 485 CV. Per motivi di affidabilità, i motori delle Carrera GT3 cup sono meno potenti e girano a regimi inferiori rispetto a quelli delle versioni stradali; la potenza massima infatti è sviluppata a 7.500 giri/min anziché a 8.500. Con il passaggio al nuovo motore 4,0 litri, inoltre, la revisione si effettua dopo 100 ore di utilizzo, quasi il doppio della durata rispetto al “vecchio” 3,8 litri. La frizione è a triplo disco, mentre il cambio è un sequenziale a 6 rapporti che si attiva tramite i relativamente piccoli paddle al volante.

Per il resto, l’auto rimane quasi la stessa: svuotata di tutto, con un’ala posteriore regolabile enorme e un’altezza da terra ridotta al minimo. Lo schema delle sospensioni rimane lo stesso (McPherson all’anteriore e multilink al posteriore, ma ovviamente si possono regolare camber, convergenza, altezza e angolo di incidenza. La cura dimagrante che spetta ad ogni versione da corsa ha limato il peso della GT3 a 1.200 kg, quasi 230 kg in meno rispetto alla versione stradale.
Ci sono poi delle gomme Michelin slick montate su cerchi da 18″ (invece che da 20”) da 27/65 all’anteriore e 31/71 al posteriore.

title "La prima impressione è che la GT3 sia ancora più piccola e raccolta della versione stradale. Si muove con la stessa inerzia di una lattina vuota"

DIETRO IL VOLANTE

Ho sempre guidato vetture da corsa con la trazione anteriore, quindi per me questa è una cosa nuova. Fortunatamente conosco bene le Porsche e ho provato di recente la nuova 911 GT3, ma comunque non so cosa aspettarmi.

Da fuori è intimidatoria, ma appena mi calo nell’abitacolo mi sento subito a mio agio. La visibilità è davvero ottima per una vettura da corsa e la seduta è sdraiata ma non esageratamente infossata. La Cup d’altronde è strettamente derivata dalla versione di serie, quindi conserva molto della “vivibilità” della 911. Conserva anche la pedaliera. Il pedale della frizione è duro e ha la corsa lunga quanto un tappo di bottiglia, ma partire è più facile di quanto mi aspettassi. Non c’è alcun tipo di aiuto elettronico, quindi il traction control si chiama “piede destro” e l’ESP si chiama “giudizio”. Anche perché la 911 Carrera Cup è un’auto formativa, didattica, perfetta per far crescere i giovani talenti. Rimane tuttavia il sistema ABS (introdotto due anni fa), regolabile fino ad annullarne l’intervento; ma è comunque un sistema da corsa che ha poco a che fare con quello stradale.
Sfortunatamente percorro i primi tre giri a 60 km/h in regime di full course yellow (bandiera gialla per tutta la pista), ma mi sono utili per prestare attenzione ad alcuni particolari. La prima impressione è che la GT3 sia ancora più piccola e raccolta della versione stradale. Si muove con la stessa inerzia di una lattina vuota, e alle basse velocità la trasmissione sobbalza e singhiozza.

Non appena mi vedo sventolare davanti la bandiera verde comincio a far girare il motore a regimi più entusiasmanti. Il sound della Cup è metallico e profondo, ma si sente che mancano quei 1.000 giri finali da cardiopalma che possiede la versione stradale; ciò non toglie che la GT3 sia maledettamente veloce, ma non in modo spaventoso, anzi: il motore sembra quasi sovradimensionato rispetto al telaio. Non è intimidatoria, e nemmeno scorbutica, ha solo un limite molto molto alto. La trazione è monumentale, tanto che si può utilizzare l’acceleratore come se fosse un pulsante on-off in quasi tutte le curve, ma bisogna abituarsi ad andare contro il proprio istinto.
In fondo al rettilineo di Imola il muso si alleggerisce e, quando si superano i 260 km/h in quel leggero accenno a sinistra, comincia a galleggiare. È una scarica d’adrenalina pazzesca.
Per fortuna la Porsche GT3 Cup elimina grosse fette di velocità con una facilità sconcertante: il pedale è duro, ma allo stesso tempo modulabile e preciso, il che vi permette di regolare la frenata con precisione millimetrica.
Percorro solo quattro o cinque giri, non abbastanza da farmi capire il suo vero limite, ma sufficienti a lasciarmi un’impronta indelebile. Viva le macchine da corsa.