Auto Sportive

Legendary cars – Alpine A110

di Francesco Neri -

Al Salone di Ginevra è appena stata mostrata la nuova Alpine A110, vediamo insieme la leggendaria A110 degli anni ’60

Affusolata, elegante, piazzata: più la guardo, più l’Alpine A110 sprizza energia da ogni cm di carrozzeria. Sto parlando della prima A110, quella prodotta dal 1962 al 1977. Puntualizzo perchè, come molti di voi sapranno, durante il Salone di Ginevra di questa settimana è stata svelata al mondo la nuova A110, che si posiziona – come prezzo e prestazioni – nella fascia Alfa Romeo 4C e Porsche Cayman. Una reinterpretazione moderna dunque, molto fedele tra l’altro, della prima A110; un po’ come ha fatto Fiat con la moderna 500. Ma la prima Alpine A110 non è solo un classico, è una vera icona. Per cominciare ha vinto un mondiale Rally nel 1973: quanto basta per relegarla nell’olimpo delle sportive; ma sono la meccanica e la linea di questa coupé francese a renderla un’auto così speciale e così ambita dagli appassionati.

IL MITO

Una piccola Porsche 911 francese, ecco quello che sembra. E non è una definizione così azzardata: il motore della Alpine A110 infatti è posteriore proprio come sulla 911, così come la trazione. Il propulsore è un quattro cilindri longitudinale, per essere precisi, che nel corso degli anni è cresciuto nella cilindrata e nella potenza. La carrozzeria è in vetroresina e il telaio a trave centrale è simile a quello dell’antenata A108. I primi modelli montavano motori 956 cc e 1108 cc di cilindrata, con 50 e 86 cv di potenza; non molti, ma considerato il peso piuma di 600 kg, la Alpine era molto agile e bella da guidare. Quando nel ’67 arrivò il 1.3 litri da 110 CV, allora la A110 divenne molto competitiva e cominciò a inanellare successi nel mondo dei rally.

Il motore continuò a crescere, arrivando fino a 1565 e 1605 cc (1647cc nel caso della 1600SX). Le modifiche estetiche tra un modello e l’altro però sono molto piccole e difficili da riconoscere, come il design della calandra, la larghezza dei parafanghi, il radiatore anteriore o la carenatura posteriore. È davvero stupendo aprire la leggera portiera e vedere quel piccolo volante e i quadranti della strumentazione tondi e retrò, con un forte richiamo al design della fanaleria anteriore.

Oggi è un’auto per collezionisti, e questo spiega i prezzi da capogiro. Spulciando gli annunci online si trovano esemplari a partire da 60.000 euro, con tanto di brusche impennate fino a 100.000 o anche di più, se si tratta di un esemplare raro o speciale.

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