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Tesla: morte per pilota automatico? L’NHTSA dice di no

di Junio Gulinelli -

Attribuita la responsabilità al guidatore che avrebbe comunque dovuto mantenere il controllo della Model S

La scorsa primavera, precisamente il 7 maggio 2016, Joshua Brown periva a bordo della sua Tesla Model S dopo aver urtato violentemente contro un camion. Le cause dell’incidente furono subito attribuite al sistema Autopilot dell’auto elettrica californiana. A partire da subito la gogna mediatica si trasformò in una specie di incubo per Tesla Motors e per buona parte dell’industria automobilistica alle prese con lo sviluppo della tanto chiacchierata tecnologia di guida autonoma. Una bella gatta da pelare, insomma, per Elon Musk.

Ma l’epilogo della vicenda arriva soltanto oggi, a mesi di distanza dall’accaduto, e ribalta completamente le prime tesi. La NHTSA, organismo che si incarica della sicurezza dei trasporti negli Stati Uniti, ha infatti tratto le conclusioni della sua inchiesta assolvendo Tesla da ogni responsabilità rispetto alla morte di Joshua Brown.

Errore umano

Il rapporto confermerebbe che al momento dell’incidente il guidatore stava usando l‘Autopilot, che il sistema non avrebbe attivato la frenata d’emergenza (d’altronde non programmata per intercettare veicoli che invadono la corsia dal laterale, come avvenuto in questo caso) ma anche che non ci sarebbe stato nessun intervento da parte di Joshua Brown per evitare l’impatto.

E proprio a quest’ultimo dettaglio, secondo la NHTSA, sarebbero da imputare le cause ultime del fatale incidente. E ancora, secondo l’indagine, eseguita secondo tutte le informazioni fornite dal marchio di Palo Alto, l’ultima azione realizzata dal guidatore risalirebbe a 2 minuti prima dell’impatto, con cui avrebbe aumentato la velocità del cruise control a 74 miglia orarie (119 km/h), una velocità superiore a quella consentita dai limiti di velocità su quel tratto stradale. Inoltre Joshua Brown avrebbe dovuto accorgersi della situazione critica 7 secondi prima dell’incidente, tempo che sarebbe stato sufficiente a farlo intervenire per evitare la tragedia.

Guida autonoma? No, assistente alla guida

La NHTSA ha anche riconosciuto che il sistema Autopilot non è da considerare infallibile in quanto non sarebbe classificato come sistema di guida autonoma vero e proprio, ma piuttosto come un assistente alla guida che esige, comunque, la costante attenzione da parte del guidatore. A tutto ciò va anche aggiunto che, successivamente al caso Brown, Tesla ha provveduto ad aggiornare il suo sistema di guida semiautonoma prima migliorato, a settembre, con con l’update alla versione 8.0 (che obbliga il guidatore a tenere le mani sul volante) e, ora, sostituito sulle ultime Tesla dal nuovo Hardware Two con il quale Elon Musk conta di ridurre fino al 90% il tasso di incidenti delle sue auto.