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Federica Pellegrini: io e l’automobile

di Alessandro Pasi -

Due chiacchiere con la nostra grande atleta. Su un tema laterale. Complice Volvo

Un incontro che meriterebbe un po’ più di tempo. Perché se ti dicessero che il tuo slot equivale a 25 vasche a nuoto, beh, evviva una mezz’ora ce l’abbiamo. E invece no, le vasche sono fatte alla velocità di Federica Pellegrini, ed ecco che ti ritrovi a intervistarla – al Volvo Studio di Milano – con in mano una manciata di minuti. Ma ben vengano, non capita di frequente e Federica è solare.

Quindi domandiamo, Federica, non parliamo di sport, ma di auto. Siamo faccia a faccia perché dal 2017 lei è testimonial di Volvo. Partiamo dai ricordi? Partenza per le vacanze in auto con mamma, papà e fratello?

Pellegrini (sorride): Ah bei momenti!, ricordo la strada verso Jesolo, perché abbiamo sempre vissuto in provincia di Venezia, per noi il mare era quello, con la macchina stipata all’inverosimile, spesa, valigie, costumi. E io e mio fratello coi piedi fuori dal finestrino, anche addormentati, cotti. Ci riusciva anche facile, eravamo lunghi… Un mese e mezzo di vacanza!

D.: Amore per l’auto nato insieme all’amore per il mare e il nuoto.
Pellegrini: ma non proprio, mi piace il mare, ma il nuoto in realtà è venuto dopo, non è partito dal mare. Gli allenamenti in piscina, le vasche…

D.: La sua è stata una generazione fortunata, è cresciuta in un mondo che vedeva cadere barriere e confini. Lei è del 1988, nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1991 svanisce l’Unione Sovietica, poi si eliminano le frontiere, l’euro…
Pellegrini: Generazione fortunatissima. Ah sì, meraviglia. Il mondo si è aperto, per questo anche mi è sempre piaciuto viaggiare e farlo in auto.

D.: Quando ha preso la patente?
Pellegrini: Subito, a 18 anni. Volevo essere indipendente, non chiedere sempre passaggi.

D.: La sua prima auto?
Pellegrini: Mi sono sempre piaciute le auto sportive. Era un’Alfa Romeo. In famiglia abbiamo sempre avuto Alfa, naturale… Mi lasci dire una cosa: l’auto mi ha dato e mi dà indipendenza. Mio consiglio: ragazze prendete la patente appena potete. E imparate a guidare, come ho fatto io, col cambio manuale. Poi si può passare all’automatico, perché, nell’uso quotidiano, è una bella comodità.

D.: Usa ancora la macchina?
Pellegrini: Assolutamente sì

D.: Ora che auto guida?
Pellegrini: Una Volvo XC 60. La taglia giusta. Anche perché nelle trasferte di lavoro ho bisogno di spazio, di un grande baule (se la ride di nuovo). Non mi risparmio a valigie, mi serve un’auto capiente.

D.: E guida anche quando va in giro con Matteo?
Pellegrini: Mah, diciamo che a lui piace guidare. Vince la comodità a volte… Giusto così.

D.: Avverte un disamoramento in giro verso l’auto?
Pellegrini: Difficile guidare macchine importanti nelle grandi città. Bisogna guardare oltre le performance. Anche se a me la macchina scattante piace.

D.: Ultimissima, che cosa apprezza di più del brand svedese?
Pellegrini: L’impegno, storico, di Volvo verso la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente, una priorità vera. Anima verde, valore anche mio.