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Polestar, marchio green, dalla Svezia all’Italia

di Nina Stefenelli -

Il marchio tutto elettrico di Volvo ha forti ambizioni. Anche nel nostro Paese. Ce lo racconta Alexander Lutz, direttore generale di Polestar Italia

In occasione dei Car Design Award 2022, conferiti all’ADI Design Museum di Milano durante la Design Week, Polestar si è portata a casa il primo premio nella categoria Brand Design Language. La stella polare dell’automotive, costola esclusiva della svedese Volvo Cars, è senza dubbio un esempio di lungimiranza e ambizione, fatta di un design in equilibrio perfetto tra tecnologia e sostenibilità. Ma come si narra la storia di chi si deve affermare negli anni della rivoluzione elettrica, conciliando le sfide del mondo reale con quelle di un futuro che è già alle porte? Lo abbiamo chiesto a Alexander Lutz, direttore generale di Polestar Italia.

Che lingua parla il design di un’auto del futuro?

Il design della macchina elettrica dà spazio alla creatività perché ci sono meno vincoli e più libertà. Nel futuro delle macchine elettriche rivediamo un po’ quello che è accaduto nel mondo dei computer: in passato la funzionalità del prodotto era meccanicamente importante, mentre con i microchip e le auto elettriche il design si allontana dalla funzionalità; se vogliamo fare una macchina che sembra una banana possiamo farlo. Non dobbiamo creare auto tradizionali, noi facciamo una cosa sola: auto elettriche con lo stile di Polestar, il minimalismo. Per noi la perfezione viene raggiunta quando abbiamo eliminato il più possibile. Per questo c’è bisogno di un team di designer che sappia come funziona l’industrial design. In passato il valore aggiunto era rappresentato dalla manifattura a mano, in futuro sarà la produzione a dover essere perfetta, e grazie a Volvo abbiamo quasi 100 anni di esperienza in questo campo, non siamo una start up.

Quali sono i pro e i contro di un marchio giovane come il vostro?

Il vantaggio è che abbiamo carta bianca. Possiamo partire da zero e focalizzarci su ciò che sappiamo fare meglio. Questa è una macchina elettrica fatta di design sostenibilità e performance. Non abbiamo “bagagli” ereditati dal passato di cui farci carico, ma un solo focus su cui concentrarci. Lo svantaggio è che dobbiamo conquistare il mondo, perché nessuno conosce Polestar, nessuno in Italia ne ha mai guidata una. Ma ci siamo già riusciti in 22 paesi.

Le aziende automotive fanno continui proclami a favore di una mobilità a impatto zero…

Tra volere e dovere c’è differenza; noi vogliamo fare una macchina sostenibile, non dobbiamo farla perché il governo dice che non si è in regola con le emissioni. Abbiamo già dimostrato di avere raggiunto chiari obiettivi a favore della sostenibilità, siamo molto trasparenti con i nostri prodotti. Polestar Precept, che diventerà la Polestar 5 – in arrivo nel 2024 ndr – nasce come una concept car ma anche come una dichiarazione di intenti per il futuro. È un’auto dove si percepisce che essere green può essere performante, e questi due concetti non sono separati. Abbiamo creato macchine che appartengono a questo mondo, non si tratta solo di dire ‘in futuro faremo qualcosa per la sostenibilità’.

L’auto elettrica oggi non è comunque alla portata di tutti. Che cosa serve per una transizione reale?

Il cliente, che deve trovare un prodotto che gli piace; la politica, che aiuta a trainare il mondo nella giusta direzione; e l’industria automobilistica, che completa le prime due caratteristiche, offrendo un prodotto desiderabile e che non fa male al pianeta.