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In margine al Fuorisalone: la rivoluzione in casa Audi

di Alessandro Pasi -

Colloquio con la direttrice del marketing Hildegard Wortmann e il direttore del design Marc Lichte durante la recente edizione della Design Week milanese

In un’edizione della Design Week milanese che è ritornata al successo straordinario di pubblico dell’epoca pre-covid, tra le Case automobilistiche presenti, Audi come sempre succede ormai da nove anni si è ritagliata il ruolo di protagonista. Come co-producer del Fuori Salone di Interni, per le vetture concept esposte in vari punti della città e per l’organizzazione di tavole rotonde e speech nella Audi House of Progress, a palazzo Mendela, in Piazza Cordusio, tra il Duomo e via Dante, che più centrale non si può. E centrali per rilevanza anche di politica ambientale sono stati gli incontri, nei quali hanno partecipato i principali membri del board Audi, dall’amministratore delegato Henrik Wenders, al direttore del design Marc Lichte alla direttrice del marketing Hildegard Wortmann. Che abbiamo incontrato a ridosso della decisione europea di vietare la vendita di vetture a combustione interna dal 2035. Una decisione che in altre Case è stata vissuta come una sfida complessa e che però in Audi salutano invece come la migliore delle opportunità.

“La decisione europea è sicuramente molto coraggiosa”, ha detto a Icon Hildegard Wortmann, “ma ne siamo felici, perché è importante che l’Europa si dia degli obiettivi e delle date certe. Per quanto riguarda Audi arriveremo pronti a quella scadenza industriale: dal 2026 non presenteremo più nuovi modelli con motore termico e investiremo 40 miliardi di euro per lanciare dal 2025 al 2035 addirittura venti nuovi modelli elettrici”.

Audi è convinta che la strada per la transizione energetica, verso un mondo decarbonizzato, sia una sola, la diffusione dell’automobile elettrica. “Non crediamo che per la mobilità del futuro prossimo ci siano reali alternative”, continua Wortmann: “L’idrogeno può essere utilizzato, se prodotto da fonti rinnovabili, come energia per l’industria, perché la catena della distribuzione è troppo complessa per la mobilità individuale. Certo, l’auto elettrica, per avere successo, richiede l’azione combinata della politica, delle società energetiche e dell’industria. Ma si può fare”.

E a chi fa rilevare che il mondo non è l’Europa Occidentale e l’Europa non è la Norvegia, ovvero che si ha a che fare con situazioni molto diverse anche soltanto tra i Paesi a Nord e a Sud delle Alpi, Hildegard Wortmann taglia corto: “Ovvio, ma se in Norvegia il 98 per cento delle auto immatricolate è elettrico, questo ci dice che si può fare. Poi è chiaro che i costi delle vetture elettriche per un certo periodo saranno più elevati delle corrispettive vetture termiche, ma la via è questa. Per questo si affermeranno anche nuove forme di utilizzo dell’auto, anche nel nostro settore Premium, che andranno oltre l’acquisto e il possesso”.

Anche per il direttore del design Marc Lichte, l’elettrico non ha alternative. Ed è per di più una straordinaria opportunità creativa per lui, perché finalmente si rovescia il principio del design. Prima si disegnavano le linee esterne e poi si studiava l’abitacolo. “Ora con la scomparsa del motore e della trasmissione il gioco è un altro, lo chiamiamo inside-out, ovvero possiamo concepire prima l’abitacolo, come una nuova forma abitativa e poi studiare le linee esterne della macchina. Non a caso abbiamo coinvolto Poliform, azienda leader dell’arredamento per studiare insieme gli interni di una nuova Audi la Urbansphere. È una rivoluzione epocale.”

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