Prova su strada

Yamaha TMAX 2017, il test

di Nicola Andreetto -

A 16 anni dall’esordio, sua maestà lo scooter arriva alla sesta generazione: quella della piena maturità. Finiture da berlina di classe, prestazioni da riferimento....

Pochi scooter nella storia del motociclismo hanno ottenuto tanta fama, li conti sulle dita di una mano: Vespa, Lambretta, Honda Super Cub ed SH e il protagonista della nostra prova su strada, lo Yamaha TMAX.

Quando apparve, nell’ormai lontano 2001, fu un prodotto di rottura destinato ad alimentare discussioni da bar, ma soprattutto a dare vita al segmento dei “power scooter”, veicoli in grado di unire le doti di praticità del due ruote utilitario a quelle di dinamicità di una moto di media cilindrata con soluzioni tecniche raffinate.

Un autentico affronto per le “moto vere”, un’insolenza inaccettabile per alcuni, la soluzione inimitabile per molti. Lo Yamaha TMAX non è stato solo il fondatore di questa nicchia, ma ne è rimasto sino ad oggi il leader con vendite da primato specie in Italia e in Francia.

Questo perché negli anni ha risposto agli attacchi della concorrenza e del passare del tempo con una continua evoluzione che approda oggi alla sesta generazione, quella che lo consacra a re degli scooter e che ne mette in evidenza la maturità progettuale.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio come è cambiato lo Yamaha TMAX e come si è comportato nella prova su strada.

Com’è cambiato il nuovo TMAX 2017?

Il destino del TMAX è scritto in quel nome che lo condanna alla perpetua e spasmodica ricerca del massimo. Destinato a migliorarsi per offrire ai propri estimatori sempre lo stato dell’arte. è stato così nelle precedenti generazioni, lo è nella nuova versione 2017.

Lo guardi e capisci subito che è il TMAX, ma cogli anche come non sia il TMAX che conoscevi fino ad oggi. Lo stile, che attinge sempre dalle ultime tendenze automobilistiche, si è fatto più morbido, meno spigoloso, più gentile e borghese, con l’occhio che indugia sugli abbondanti volumi anteriori, sul curato design dei fari a LED, per poi fuggire via rapido sul codone appuntito. Non incute timore ma esige reverenza, non stupisce ma conferma di essere un riferimento a cui altri si ispireranno. 

Non è solo il design a cambiare: il telaio in alluminio (che mantiene il riconoscibile profilo “a boomerang”) è nuovo come lo è il forcellone, sempre in alluminio e più lungo del precedente. L’impianto di scarico è anch’esso inedito, è più leggero e grazie al terminale sparato verso il cielo contribuisce a rendere più grintoso il design.

Nel complesso i tecnici Yamaha sono riusciti a ottenere un risparmio in termini di peso di 9 kg (213 kg totali) rispetto al precedente TMAX senza rinunciare a nulla, anzi, aggiungendo. Troviamo un vano sottosella più capiente, il controllo di trazione TCS, una sofisticata strumentazione con schermo TFT incastonato in un cruscotto d’aspetto automobilistico, avviamento senza chiave “Smart Key” e il comando del gas YCC-T (Yamaha Chip Controlled Throttle).

Novità anche per le sospensioni con forcella upside-down e leveraggi progressivi al retrotreno, e per la trasmissione con cinghia in fibra di carbonio e pulegge più leggere, per il blocco del nuovo cavalletto centrale e per quello laterale in alluminio. Completano la lista delle novità di base la presa 12V e la prevista omologazione Euro 4.

Tre versioni: TMAX, SX e DX

Poteva esaurirsi “tutto qui”? Certo che no. Per la prima volta Yamaha ha deciso di offrire il TMAX in tre differenti versioni: TMAX, SX e DX. Se la prima si rivolge a chi cerca “nothing but the max”, come propriamente recita il claim pubblicitario, la seconda rappresenta un allestimento intermedio dotato di un pacchetto più sportivo, mentre con DX è indicata la versione premium dalle velleità turistiche, arricchita di tutto ciò si possa desiderare in termini di comfort e tecnologia.

Su DX, infatti, troviamo un comodo parabrezza regolabile elettricamente (escursione 135 mm), manopole e sella riscaldabili, cruise control e sospensione posteriore regolabile. Dotazioni che si aggiungono al già ricco bouquet offerto da TMAX SX, a partire dallo Yamaha D-MODE, sistema di controllo elettronico che consente di regolare la mappatura della centralina in due modalità: T-Mode per un’erogazione più dolce adatta al nervoso traffico cittadino o a fondi con poco grip e S-Mode per una guida più sportiva.

Inoltre sia su SX sia su DX i patiti di tecnologia troveranno soddisfazione utilizzando il sistema My TMAX Connect che, grazie al sistema GPS integrato nello scooter e all’apposita app, consente di ricevere sul proprio smartphone una ricca serie di dati come la localizzazione (preziosa in caso di furto) e potranno azionare da remoto clacson e frecce, monitorare lo stato della batteria e registrare i propri tragitti. Non si tratta di semplice diletto, perché questo sistema può consentire anche un risparmio sulla polizza assicurativa con alcune compagnie.

Differenti anche le colorazioni: Midnight Black per TMAX, Liquid Darkness e Matt Silver con cerchi blu per SX, Liquid Darkness e Phantom Blue per DX.

Come va il nuovo TMAX 2017?

La fama del TMAX è più che giustificata dalle sempre sorprendenti doti di guida. Quando i proprietari – o come li chiamano i motociclisti, i “timaxxisti” – sogghignano che il TMAX si guida come se non meglio di una moto, non è cieca millanteria.

Anche il nuovo TMAX non fa eccezione, anzi, offre sin dai primi metri una sensazione di sicurezza, merito di sospensioni solide e un impianto frenante potente e ben modulabile. Nel traffico cittadino, benché le dimensioni siano piuttosto generose, si muove con disinvoltura specie inserendo la modalità “T-Mode” che rende l’erogazione molto più gentile, quasi ovattata.

Quando i semafori finiscono e la strada si apre è ora di accarezzare il tasto “Mode” sul manubrio e dire al TMAX di tirare fuori il suo vero carattere: la mappatura “S-Mode” lo rende più appuntito e aggressivo e si va subito forte. Unica controindicazione: una volta presa la mano con questa modalità difficilmente il nostro animo irrequieto ci suggerirà di tornare a quella più urbana.

Ci si lancia così tra le curve scoprendo una stabilità sul veloce che ha poco in comune con il termine scooter. Gli angoli di piega sono notevoli e ci vuole molto impegno per trovare su strada un limite fisico all’inclinazione, sia per il buon lavoro delle coperture (Bridgestone Battlax SC su TMAX e SX, Dunlop Roadsmart III su DX) sia per quello della ciclistica che non si scompone mai, neppure forzando correzioni o passando volutamente sulle asperità.

La taratura delle sospensioni è leggermente rigida, fattore che emerge soprattutto al retrotreno in caso di sconnesso, ma nel complesso il comfort di guida è paragonabile a quello di una buona moto da turismo con vibrazioni quasi inesistenti e un’ottima protezione aerodinamica.

Il parabrezza regolabile con un semplice tastino su blocchetto di sinistra (su versione DX) sarà poi uno dei plus più apprezzati, rendendo anche un tratto autostradale una passeggiata.

Le nuove geometrie del telaio, con il posizionamento del motore ancora più centrale, hanno implicato una posizione di guida lievemente diversa rispetto ai precedenti TMAX, meno caricata sui polsi, e una piccola perdita di spazio per i piedi.

Io l’ho trovata in ogni caso comoda e adatta ad ogni statura. I più piccoli troveranno semmai più difficoltà nel mettere i piedi a terra a causa della larghezza della seduta e per la presenza in punta alla sella dei comandi di apertura dello sportellino per il rifornimento e della sella stessa.

La seduta è comoda e ben rifinita, le plastiche assemblate perfettamente e nulla è lasciato al caso, neppure il piacere tattile. Finiture superficiali e plancia di comando fanno sentire chi guida a bordo di una berlina tedesca: orologioni grandi per tachimetro e contagiri, display TFT piacevole e ben leggibile e una certa ridondanza tecnologica sottolineata dal gran numero di pulsanti.

Al top, ovviamente, anche il prezzo: 11.490 euro per TMAX, 12.290 euro per SX e 13.390 euro per DX (tutti franco concessionario). Non costa poco il nuovo TMAX, non è mai costato poco. D’altronde se si pretende il massimo da uno scooter non si può pensare non ci venga chiesto qualche sacrificio. 

PRO

Qualità costruttiva

Doti di guida

CONTRO

Prezzo elevato

Ridondanza pulsanti

Abbigliamento

Casco: X-Lite X-551 GT

Giacca: Alpinestars Gunner WP

Guanti: Alpinestars Corozal Drystar

Pantaloni: Pando Moto Karl

Scarpe: TCX Street-Ace