Prova su strada

Moto Guzzi V7: la quarta generazione del best seller della casa di Mandello del Lario

di Alberto Pasi -

In sella alla quarta generazione del best seller Moto Guzzi. Che cambia decisamente passo.

HIGHLIGHTS

CONTENUTI TECNOLOGICI

Meccanica classica ma con importanti modifiche al motore e alla trasmissione. 13 CV in più, erogazione fluida e meno vibrazioni

PIACERE DI GUIDA

Assetto comodo anche per due e soprattutto guida facile per chiunque. Più agile e leggera la Stone, stabilità e frenata adeguati

DETTAGLI SPECIAL

Due allestimenti che trasformano la V7. Più aggressiva e giovane la Stone anche nella livrea per il centenario della Casa, top d’eleganza in stile vintage per la Special.

LE NOVITA’ DELLA NUOVA GUZZI V7

Scatta il Centenario per Moto Guzzi e in attesa delle celebrazioni autunnali (grande raduno a Mandello del Lario a ottobre e tocchiamo ferro) la Casa rinnova la sua moto più classica, facile e amata: la V7. E non è un semplice restyling, c’è stato molto lavoro per renderla ancora più intrigante e appetibile. A cominciare dal motore passato da 750 a 850 cc grazie ai gruppi termici derivati da quelli della V85 TT che hanno consentito di passare da 52 a 65 CV con un sensibile incremento di coppia che sale da 60 Nm a 4.250 giti a 73 Nm a 5.500 giri (di cui l’80% è già disponibile a 3.000 giri). Il basamento è sempre quello della precedente versione, ma è irrobustito e vanta un albero motore di nuovo tipo, la cui adeguata equilibratura consente di contenere di molto le vibrazioni. Potenziato l’impianto di lubrificazione. Rivisti il cambio a sei marce, la frizione e la trasmissione ad albero. Per la ciclistica, novità al retrotreno con un pneumatico più grosso e ammortizzatori Kayaba regolabili su 5 posizioni di molla, montati più inclinati e capaci di maggior escursione. Cerchi in lega a razze per la Stone, a raggi per la Special. Non mancano ABS e controllo di trazione.

A CHI SI RIVOLGE

Due versioni e due destinazioni.

La Stone ha un aspetto più dinamico e moderno, dominato dal colore nero e con il serbatoio che si “stacca” grazie a tinte satinate (nero, arancione e azzurro). E’ proposta anche in livrea centenario, ispirata alla 8 cilindri 500 da GP della metà degli anni Cinquanta; quindi ha serbatoio grigio opaco, sella marrone, fianchetti e parafango anteriore verdi. La Stone strizza l’occhio ad un pubblico più giovane (e femminile) e rappresenterà il 70% della produzione della V7.

La Special si distingue per la sua classicità che piacerà ai motociclisti più maturi; molte le cromature, faro più tradizionale, strumentazione a due elementi distinti, maniglione, sella marrone dedicata, cilindri con alette di raffreddamento fresate. Colori blu e grigio.

Molti gli accessori dedicati: coperchi cilindri rossi, paramotore tubolare, protezione serbatoio, cavalletto centrale, manubri sportivi, parabrezza, manopole riscaldabili, portapacchi, borse laterali, selle di diversa foggia, sistema multimediale per connettere la moto allo smartphone.

IN SELLA

Compatta e abbastanza leggera (attorno ai 200 kg a vuoto), la V7 è una moto che dà subito confidenza. La posizione di guida è naturale anche per le lunghe distanze, tutti i comandi sono ben piazzati, acceleratore e frizione sono leggeri da azionare. L’avviamento resta un po’ rumoroso ed è immediato solo se non si tocca il comando del gas, quasi nulla la coppia di rovesciamento e apprezzabile la silenziosità meccanica e di scarico.

Rispetto alla precedente versione, la V7 trova maggior verve e i 13 CV in più, molto ben distribuiti su tutto l’arco di erogazione, fanno una bella differenza. Per muoversi in scioltezza non serve salire troppo di giri (il range ottimale è da 3.000 a 5.000 giri), elasticità e coppia sostenuta limitano l’uso del cambio, tuttavia quando serve il motore risponde pronto a salire di regime e allunga con buona progressione senza manifestare insofferenze e rumorosità. Nettamente migliore la trasmissione. Le marce entrano con dolcezza e discreta rapidità, è sparita l’incertezza di inserimento della prima e la rapportatura è adeguata ad ogni percorso. Bene anche la frizione, progressiva e per nulla affaticante, decisamente più contenuto il livello delle vibrazioni.

La ciclistica è diventata più precisa con i nuovi ammortizzatori, il forcellone più robusto e la ruota posteriore più larga (le gomme, le Dunlop Arrowmax Streetsmart, mordono bene l’asfalto). La Stone è più agile e istintiva nella guida perché i cerchi a razze sono ben più leggeri di quelli a raggi della Special che sulla bilancia pesa in effetti 5 kg in più (dovuti anche al maniglione). L’impianto frenante è adeguato alle prestazioni ed è facile da gestire; un secondo disco anteriore, che era atteso da numerosi appassionati, darebbe ovviamente più potenza, ma forse manderebbe in crisi la forcella e comunque richiederebbe la sostituzione del mozzo e del gambale destro con inevitabile aumento dei costi.

La V7 è disponibile anche per patente A2.

QUANTO COSTA

Il prezzo sale rispetto alla serie precedente. La Stone è a listino a 8.840 euro (f.c.), la Special a 9.140. Il colore speciale del Centenario grigio e verde costa 200 euro. Sono dunque allineate alla più diretta rivale, la Triumph Street Twin 900. Più cara di un migliaio di euro la Kawasaki W800.

SCHEDA TECNICA

  • Motore: Bicilindrico a V di 90°, 853,4 cc
  • Potenza: 65 CV a 6.800 giri, 73 Nm a 5.000 giri
  • Peso: 198 kg a vuoto (203 la Special)
  • Prezzo: 8.840 euro (9.140 la Special)

LE FOTO