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Patente, in quali casi scatta il ritiro e come riaverla

Il ritiro della patente è una sanzione accessoria al pagamento della multa imposta in caso di violazione di determinate norme del Codice della Strada

Chiunque si metta alla guida di una vettura, deve sapere che è obbligatorio rispettare le disposizioni del Codice della Strada, per tutelare la propria incolumità e quella degli altri utenti. Non rispettare la Legge comporta sanzioni più o meno aspre a seconda dell’infrazione commessa, che possono portare fino al ritiro della patente.

Per quali motivi può avvenire il ritiro della patente?

Il ritiro della patente è una sanzione accessoria al pagamento della multa imposta in caso di violazione di determinate norme del Codice della Strada. Cosa si intende per ritiro? La sottrazione materiale del documento da parte delle Forze dell’Ordine a seguito di una particolare infrazione. Vediamo quali sono i casi in cui avviene:

  • guida con patente scaduta, deve essere rinnovata ogni 10 anni fino al compimento di 50 anni di età, ogni 5 anni fino a 70 anni di età, ogni 3 anni dai 70 agli 80 anni di età e infine ogni due anni. Guidare con la patente scaduta comporta una sanzione amministrativa accompagnata dalla sanzione accessoria del ritiro. Entro 10 giorni dalla segnalazione da parte delle Forze dell’Ordine l’automobilista può fare la visita medica e le pratiche per richiedere nuovamente la propria patente. Passato questo termine invece è necessario richiedere il documento in prefettura, muniti del certificato medico che accerti l’idoneità alla guida e il rinnovo della patente;
  • guida senza aver comunicato il cambio di residenza;
  • non si rispetta l’obbligo di dare precedenza ai veicoli circolanti su rotaie o a quelli a cui spetta in generale;
  • non si sistema correttamente il carico maldisposto, dopo l’invito a farlo da parte degli organi di polizia;
  • lesioni a persone in caso di incidente;
  • esame di revisione non sostenuto nei termini prescritti;
  • patente straniera;
  • guida in stato di ebbrezza, il valore limite legale del tasso alcolemico oggi è pari a 0,5 g/litro. Chi viene sorpreso al volante con tassi più elevati subisce una sanzione amministrativa il cui importo aumenta all’aumentare del tasso e la sanzione accessoria di sospensione della patente che varia da un minimo di 3-6 mesi ad un massimo di 1-2 anni (in base alla quantità di alcol consumata dall’automobilista). In caso di recidiva nel biennio, la patente viene revocata;
  • guida con cellulare, la sanzione amministrativa è prevista sia nel caso in cui l’automobilista sta telefonando sia se sta inviando un messaggio o altro; la sospensione della patente invece avviene solo in caso di recidiva se l’infrazione è ripetuta entro i due anni successivi: il ritiro può variare da 1 a 3 mesi;
  • superamento limiti di velocità, se rientra tra i 40 e i 60 km/h oltre il limite, allora l’automobilista subisce la decurtazione di 6 punti e la sospensione della patente da 1 a 3 mesi, da 8 a 18 in caso di recidiva in un biennio. Se si supera il limite di oltre 60 km/h allora il Codice prevede una pesante sanzione amministrativa, la decurtazione di 10 punti e la sanzione accessoria della sospensione della patente da 6 mesi a un anno; in caso di recidiva nel biennio è prevista la revoca della patente.

Ritiro patente: il procedimento per riaverla

A seconda dell’infrazione commessa, l’iter per riottenere la patente cambia. Ad esempio, nel caso di guida con la patente scaduta, basta sostenere gli esami medici. Se il ritiro avviene invece per guida in stato di ebbrezza, è necessario fare uno colloquio presso il Dipartimento della Prevenzione – Medicina Legale. Il soggetto della sanzione dovrà svolgere un programma terapeutico che prevede colloquio di accoglienza, visita medica, esami clinici e quattro sedute di counselling; una volta passate le fasi, allora la patente viene restituita al possessore.

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