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Il bello delle corse

di Francesco Neri -

L’emozione che ti trasmette una corsa in macchina è impareggiabile

Quando avevo quattro anni, i miei genitori mi portarono a vedere il Rally del Rubinetto; il rally di “casa” che ha luogo nei pressi del Lago d’Orta, dove sono cresciuto. In realtà era solo uno dei trasferimenti del rally, ma vedere – e sentire – quelle Lancia Delta Integrali e quelle Subaru Impreza con la fanaleria supplementare mi faceva venire i brividi.

L’ultimo anno di asilo riempii decine di fogli con disegni di macchine da rally, piene di adesivi e di fanali giganti.
Le macchine da corsa sono oggetti magici: sembrano dei mostri sputa fuoco rumorosi, incutono timore quando sei bambino, a volte anche quando sei adulto.
E adulto lo sono diventato, la mia passione per le auto si è trasformata in lavoro e le corse sono  mutate in ossessione.

Dopo qualche pseudo-gara sui kart (avevo un arrangiatissimo Birel 100 cc) e miglioni di ore passate con i simulatori, qualche anno fa ho avuto l’occasione di correre con una machina vera. Era una Seat Ibiza Cup verde che correva nel campionato monomarca Ibiza, con cambio DSG originale e un motore 1.4 turbo da 220 CV.
Ho pensato: dai, una gara nella vita la voglio fare, poi smetto, ne basta una! Com’ero ingenuo.

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Da allora, grazie anche al mio lavoro, ho corso con la Citroen C3 Max nel Campionato Italiano Turismo, con la Seat Leon Cup nel campionato monomarca, con la Peugeot 308 cup TCT, con la Mini LITE del Mini Challenge, con la PRO l’anno successivo, con la Seat Leon ST station wagon, con la Renault Clio RS Cup, con l’incredibile Porsche GT3 Cup e addirittura con la Smart Elettrica.

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Quest’anno vorrei noleggiare una macchina e partecipare finalmente al rally di casa mia, quello che ho visto da bambino, quello che non ho mai smesso di sognare. Insomma, le gare sono diventate una droga, e non è difficile capire il perché.

La pista ha un fascino tutto suo e il circuito è un logo affascinante: un parco giochi enorme, con cordoli e lunghe strisce nere sull’asfalto, dove possono girare auto di ogni genere e potenza.
Per noi che amiamo la velocità, guidare una macchina al limite è una sensazione fantastica. Frenare il più tardi possibile, sfruttare ogni millimetro d’asfalto (e di cordolo, e di erba), andare contro l’istinto. E poi saltare sui cordoli, sorpassare, correggere un sovrasterzo non cercato sentendo l’auto che si ribella. Sono sensazioni stupende. E poi c’è il momento migliore: quando ti posizioni in griglia, pochi secondi prima del semaforo verde: i motori sbattono contro il limitatore, l’ansia scompare e prevale la concentrazione, e tutti si lanciano alla prima curva come se fosse la tangenziale Nord di Milano alle 8.00 del lunedì mattina.

Il rally però ha un lato ancora più affascinante. In macchina si è in due, tanto per cominciare. C’è condivisione, sintonia, complicità. Trasmette un senso dell’avventura che la pista non ha. Le strade sono varie, le prove speciali sono lunghe e la gara è contro il cronometro. Ma la cosa più bella è che lo si può vedere da vicino, da vicinissimo, lo si può toccare, annusare, e non ti tiene a distanza con una tribuna.
Vedere una macchina da corsa sfrecciare a velocità subsonica su strada pubblica è qualcosa che fa impressione, che fa sorridere, che fa dire parolacce, che fa rizzare i peli.
Non è per questo che amiamo le corse?