Auto d'epoca

Talbot Sunbeam (1977): la trazione posteriore non basta

Le versioni "normali" dell'auto campione del mondo rally 1981 si trovano facilmente ma presentano parecchi difetti

La Talbot Sunbeam – nata nel 1977 – era una compatta a trazione posteriore realizzata dalla filiale britannica della Chrysler. È famosa per aver conquistato il Mondiale rally Costruttori nel 1981 ma oggi ci occuperemo solo delle varianti “normali” (dedicheremo dei capitoli a parte alla TI e alla Lotus), facili da trovare ma ricche di difetti.

Talbot Sunbeam (1977): le caratteristiche principali

La Talbot Sunbeam è molto simile nel design alla Horizon ma si distingue per la trazione posteriore (anziché anteriore), per l’assenza delle porte dietro e per gli ingombri più contenuti (3,83 metri di lunghezza).

Da nuova costava poco e offre una ricca dotazione di serie ma ha un comportamento stradale poco rassicurante unito ad un assetto esageratamente rigido e consuma tanto. La praticità, inoltre, non è il suo forte: oltre ad essere poco spaziosa per i passeggeri posteriori, ha infatti un bagagliaio piccolo e accessibile esclusivamente aprendo l’immenso lunotto posteriore (una soluzione originale che garantisce un’eccellente visibilità in manovra).

Talbot Sunbeam (1977): la tecnica

La Talbot Sunbeam del 1977 è una compatta britannica tecnicamente obsoleta. Realizzata sullo stesso pianale della Hillman Avenger del 1970 e dotata di trazione posteriore e retrotreno ad assale rigido, montava al lancio due motori: un 900 da 45 CV derivato da quello della Hillman Imp e un più sfruttabile 1.3 da 70 CV. La gamma propulsori si arricchisce nel 1979 con l’arrivo di un 1.6 da 80 CV.

Talbot Sunbeam (1977): le quotazioni

La Talbot Sunbeam “normale” del 1977 è interessante dal punto di vista storico solo per le vittorie ottenute dalla variante sportiva Lotus nel Mondiale rally (a quel punto, però, meglio puntare direttamente su quella).

La versione più adatta (nonché quella più facile da trovare) è, a nostro avviso, la 1.3. C’è chi prova a venderla a oltre 5.000 euro: il nostro consiglio è quello di non salire sopra quota 3.000.

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