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Jaguar e il motorsport: la storia

di Marco Coletto -

La storia della Jaguar nel motorsport: dai rally alla Formula E passando per Le Mans e la F1

Il marchio Jaguar è famoso per i suoi modelli di serie eleganti e sportivi ma può vantare anche una lunga tradizione nel motorsport. Il brand inglese è stato capace di trionfare in gare prestigiose come il Rally di Monte Carlo e la 24 Ore di Le Mans (nessun brand britannico ha vinto più volte sul circuito della Sarthe) e oggi recita un ruolo da protagonista nel campionato di Formula E dedicato alle monoposto elettriche.

Di seguito troverete la storia sportiva della Jaguar, una Casa dal passato leggendario che sta guardando verso il futuro.

Jaguar e il motorsport: la storia

La Jaguar vede la luce nel 1922 ma bisogna aspettare il 1937 per vedere la prima vittoria importante (con il pilota britannico Jack Harrop primo al Rally RAC): all’epoca l’azienda si chiama ancora SS (Swallow Sidecar) e Jaguar è solo il nome del modello vincente (Jaguar 100, per l’esattezza), capace di trionfare anche l’anno successivo nella stessa corsa con il medesimo driver.

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Credits: Ronald Startup/Picture Post/Hulton Archive/Getty Images

Cinque Le Mans in sette anni (e non solo)

Al termine della Seconda Guerra Mondiale la SS cambia ufficialmente nome (troppo simile a quello usato dall’unità paramilitare nazista) in Jaguar e negli anni ‘50 domina nel motorsport grazie a vetture velocissime ricche di tecnologia.

In sette anni il marchio inglese conquista ben cinque 24 Ore di Le Mans con equipaggi interamente britannici: la C-Type vince nel 1951 (anno in cui l’inglese Ian Appleyard conquista il RAC Rally con una XK120) con Peter Walker e Peter Whitehead e si ripete due anni più tardi (sempre in concomitanza con un altro trionfo di Appleyard al RAC) – impreziosita dagli innovativi freni a disco, al debutto assoluto nelle corse – con Tony Rolt e Duncan Hamilton.

La leggendaria Jaguar D-Type (prima auto da corsa di sempre con struttura monoscocca) porta a casa altre tre edizioni consecutive – dal 1955 al 1957 – della gara transalpina: la prima con Mike Hawthorn e Ivor Bueb, la seconda nel 1956 – anno in cui una Mark VII guidata dal britannico Ronnie Adams sale sul gradino più alto del podio del Rally di Monte Carlo – con Ron Flockhart e Ninian Sanderson e la terza con Flockhart e Bueb (l’ultimo successo “all british” sulla Sarthe con auto e piloti provenienti dal Regno Unito).

Anni bui

Risale al 1963 il primo trionfo importante di un pilota straniero al volante di una Jaguar (il tedesco Peter Nöcker primo campione europeo turismo di sempre con la Mark II).

Tre anni più tardi la Casa britannica viene fusa con la BMC per creare la British Motor Holding mentre nel 1968 nasce la British Leyland dalla fusione tra la British Motor Holding e la Leyland. Un colosso con i piedi d’argilla che viene nazionalizzato nel 1975.

Il rilancio

Nel 1984 la Jaguar viene scorporata da British Leyland, privatizzata e quotata in Borsa. Nello stesso anno lo scozzese Tom Walkinshaw si aggiudica il titolo europeo turismo con la XJS e conquista la 24 Ore di Spa insieme al connazionale Win Percy e al tedesco Hans Heyer.

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Ritorno nell’endurance

Il 1987 è l’anno in cui Jaguar torna a vincere nell’endurance: il brand britannico conquista il primo Mondiale Sportprototipi della sua storia grazie alla XJR-8 e porta a casa anche il titolo Piloti grazie al brasiliano Raul Boesel.

L’anno seguente è ancora più ricco di soddisfazioni: titolo a squadre con la XJR-9 e Piloti con il britannico Martin Brundle e trionfo alla 24 Ore di Le Mans con un equipaggio composto dai britannici Johnny Dumfries e Andy Wallace e dall’olandese Jan Lammers.

Nel 1989 Jaguar viene acquistata dalla Ford e l’anno successivo conquista il settimo e ultimo trionfo (record tra le Case automobilistiche britanniche) sul circuito della Sarthe con una XJR-12 guidata da Brundle, dallo statunitense Price Cobb e dal danese John Nielsen.

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Credits: Emmanuele Ciancaglini/NurPhoto via Getty Images

F1 e Formula E

Il marchio inglese entra in F1 nel 2000 e ci resta fino al 2004: tanti soldi spesi e pochi risultati ottenuti (solo due podi con il nordirlandese Eddie Irvine).

Nel 2008 la Jaguar viene acquistata dagli indiani della Tata e otto anni più tardi torna nel motorsport nella serie Formula E dedicata alle monoposto elettriche. Grazie al neozelandese Mitch Evans ottiene il primo podio (Hong Kong gara 2 2017/2018), la prima vittoria (Roma 2018/2019) e un altro successo (Città del Messico 2019/2020).