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Jaguar, la storia in F1

di Marco Coletto -

La breve storia della Jaguar in F1: cinque stagioni, tanti soldi spesi e poche soddisfazioni

Raccontare la storia della Jaguar in F1 significa innanzitutto narrare un’avventura breve (cinque stagioni) caratterizzata da tanti soldi spesi e da risultati deludenti.

Di seguito troverete la storia delle cinque stagioni che hanno visto una monoposto marchiata Jaguar in Formula 1: 85 GP disputati, due podi e zero vittorie.

La storia della Jaguar in F1

La storia della Jaguar in F1 inizia nel 1999 quando la Ford decide di entrare in F1 acquistando il team Stewart (reduce dalla migliore stagione di sempre nel Circus con un quarto posto nel Mondiale Costruttori) e ribattezzandolo con il nome della leggendaria Casa britannica.

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Credits: Mark Thompson /Allsport

2000

La Jaguar debutta ufficialmente nel Mondiale F1 2000 e vuole diventare subito una protagonista del motorsport: conserva il motore Ford Cosworth e affianca all’inglese Johnny Herbert nientepopodimeno che il vicecampione del mondo dell’anno prima, Eddie Irvine, proveniente dalla Ferrari.

Nonostante il budget alto bisogna aspettare il settimo Gran Premio stagionale a Monaco per vedere i primi punti (Irvine quarto): il driver nordirlandese – costretto a cedere il sedile in Austria al brasiliano Luciano Burti a causa di un’appendicite – è l’unico che riesce ad ottenere piazzamenti in “top 6” per il team e chiude l’anno con un sesto posto in Malesia.

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Credits: Pascal Rondeau/ALLSPORT

2001

Nel Mondiale F1 2001 vengono presi alcuni provvedimenti per migliorare la situazione: Burti prende il posto di Herbert, lo statunitense Bobby Rahal diventa responsabile del team e l’austriaco Niki Lauda viene chiamato per gestire i rapporti tra Jaguar e Ford.

La situazione non migliora: dopo quattro GP a secco di punti Burti viene rimpiazzato dallo spagnolo Pedro de la Rosa. Irvine regala alla Jaguar il primo podio di sempre (terzo a Monte Carlo) e il compagno iberico chiude in sesta posizione il Gran Premio del Canada ma non basta: dopo l’Ungheria Lauda prende il posto di Rahal come team manager e arrivano due quinti posti (de la Rosa in Italia e Irvine negli USA).

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Credits: Mark Thompson/Getty Images

2002

La migliore stagione della Jaguar in F1? Probabilmente quella del 2002, chiusa al settimo posto tra i Costruttori con Irvine nono nel Mondiale Piloti.

Il campionato inizia bene con una quarta piazza di Eddie in Australia ma i troppi ritiri – intervallati da alcune buone prestazioni di Irvine come il sesto posto in Belgio e l’ultimo podio di sempre per la scuderia inglese (3° a Monza) – portano al licenziamento di Lauda e a cambiamenti importanti nella squadra.

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Credits: ATTILA KISBENEDEK/AFP via Getty Images

2003

La Jaguar si presenta al via del Mondiale F1 2003 con due piloti nuovi: l’australiano Mark Webber (capace di portare a casa tre sesti posti in Europa, Francia e Ungheria e quattro settimi posti) e il deludente brasiliano Antônio Pizzonia, sostituito nelle ultime cinque gare stagionali dal britannico Justin Wilson (8° negli USA).

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Credits: Clive Rose/Getty Images

2004

Il Mondiale F1 2004 è l’ultimo che vede sulla griglia di partenza la Jaguar, con Webber affiancato all’austriaco Christian Klein.

Una stagione piuttosto deludente: Mark ottiene i primi punti con un’ottava piazza in Bahrein ma a Monte Carlo Klien si schianta al primo giro perdendo un diamante del valore di 200.000 dollari incastonato nel frontale per promuovere il film Ocean’s Twelve.

Webber ottiene un settimo posto nel GP d’Europa, arriva ottavo in Gran Bretagna e chiude in sesta posizione il Gran Premio di Germania mentre il compagno austriaco si deve accontentare di una sesta piazza in Belgio.

La Jaguar abbandona la F1 al termine della stagione e Ford lascia il mondo delle corse vendendo la scuderia alla Red Bull e la Cosworth. Ma questa è un’altra storia (decisamente più vincente).