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La storia della Ferrari a Le Mans

di Marco Coletto -

La storia della Ferrari alla 24 Ore di Le Mans: nove vittorie in 16 anni e tanto altro


Ferrari e la 24 Ore di Le Mans: una lunga storia d’amore iniziata alla grande (nove vittorie in 16 anni) e proseguita non altrettanto bene a causa della scelta del Cavallino di “tradire” la Sarthe per concentrarsi sulla F1.

Dal 2023 le cose cambieranno: la Casa di Maranello tornerà infatti nella classe regina della più famosa corsa endurance del mondo esattamente mezzo secolo dopo l’ultima partecipazione ufficiale nel Mondiale Sportprototipi.

Di seguito troverete la storia della Ferrari alla 24 Ore di Le Mans: un racconto ricco di emozioni, successi e tanto altro.

Ferrari: la storia a Le Mans

La Ferrari debutta alla 24 Ore di Le Mans nel 1949, solo due anni dopo la nascita della prima auto da corsa del Cavallino, in occasione del ritorno della gara di durata francese dopo lo stop dovuto alla Seconda Guerra Mondiale.

Il marchio emiliano trionfa a sorpresa con una 166 MM spinta da un motore 2.0 V12 da 140 CV, una vettura capace di aggiudicarsi la Mille Miglia due mesi prima. Salgono sul gradino più alto del podio lo statunitense (italiano di nascita) Luigi Chinetti e il nobile britannico finanziatore dell’impresa Peter Mitchell-Thomson (noto anche come Lord Seldson). Chinetti guida per 22 ore e mezza su 24…

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La prima vittoria da ufficiale

Nella 24 Ore di Le Mans del 1954 la Ferrari trionfa per la prima volta in veste ufficiale con una 375 Plus (motore 5.0 V12 da 330 CV) guidata dall’argentino José Froilán González e dal francese Maurice Trintignant. Un’edizione priva di vetture Alfa Romeo (reduce dalla chiusura del reparto corse), Lancia e Austin-Healey.

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Trionfo sotto il diluvio

La terza vittoria Ferrari a Le Mans arriva nel 1958 – un’edizione bagnata dalla pioggia – grazie alla 250 TR58 guidata dal belga Olivier Gendebien e dallo statunitense Phil Hill.

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La prima doppietta

Nel 1960 la Ferrari deve vincere la 24 Ore di Le Mans per conquistare il Mondiale Sportprototipi e per non lasciare nulla al caso si presenta in Francia con ben 13 vetture ufficiali. Il risultato? La prima doppietta sulla Sarthe della storia del Cavallino: prima la 250 TR59/60 dell’equipaggio belga composto da Gendebien e Paul Frère, seconda la 250 TR59 del belga André Pilette e del messicano Ricardo Rodríguez.

La prima tripletta

La 24 Ore di Le Mans del 1961 vede la prima tripletta per la Ferrari: nei primi due posti troviamo due 250 TRI/61 (la prima guidata dal duo Gendebien/Hill, la seconda dal belga Willy Mairesse e dal britannico Mike Parkes), seguite da una 250 GT SWB privata di un equipaggio composto dal belga Pierre Noblet e dal francese Jean Guichet.

Alla fine della stagione Giotto Bizzarrini, Carlo Chiti e Romolo Tavoni abbandonano la Scuderia di Maranello in seguito a una lite con Enzo Ferrari. Il progetto 330 TRI/LM per il 1962 viene quindi completato da un giovane (26 anni) Mauro Forghieri, nominato nuovo responsabile tecnico del reparto corse del Cavallino.

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La regina di Le Mans

Nonostante la rivoluzione nel reparto corse la Ferrari continua ad essere la regina della 24 Ore di Le Mans: nel 1962 la Casa di Maranello si presenta con 18 auto al via e porta a casa un’altra tripletta. Prima la 330 TRI/LM Spyder di Gendebien/Hill davanti a due 250 GTO (al secondo posto il duo Noblet/Guichet e in terza piazza un equipaggio belga composto da “Eldé” e “Beurlys”). Si tratta dell’ultimo successo sulla Sarthe per un’auto a motore anteriore e per Gendebien, che dopo aver evitato un bruttissimo incidente durante la corsa decide di appendere il casco al chiodo.

Il dominio diventa ancora più netto nel 1963: un’edizione molto selettiva (solo 12 vetture al traguardo) caratterizzata per la prima volta dall’ordine di partenza stabilito dal tempo ottenuto nelle qualifiche e non più dalla cilindrata. Sei Rosse nei primi sei posti e un equipaggio interamente italiano sul gradino più alto del podio (Ludovico Scarfiotti e Lorenzo Bandini) su una 250 P davanti alla 250 GTO di “Beurlys” e del connazionale Gérard Langlois van Ophem e alla 250 P di Parkes e del nostro Umberto Maglioli. Per la Casa emiliana si tratta della settima vittoria in terra di Francia, la quarta consecutiva.

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La guerra con Ford

Alla fine del 1963 Ford offre 12 milioni di dollari a Enzo Ferrari per acquistare la Casa di Maranello. Il Drake è intenzionato a vendere ma al tempo stesso vuole rimanere al comando del reparto corse con la massima libertà di azione: quando scopre che nel contratto qualsiasi sforamento al budget annuale di 450 milioni di lire dev’essere approvato da Detroit fa saltare l’accordo.

Henry Ford II – presidente del colosso statunitense – decide due giorni dopo di fare tutto quello che è in suo potere per dare una lezione in pista al Cavallino: nasce la mitica GT40.

La 24 Ore di Le Mans 1964 vede il debutto delle incredibili sportive americane ma sono ancora troppo acerbe e nessuna riesce a tagliare il traguardo. La Ferrari ne approfitta per realizzare un’altra tripletta: prima la 275 P di Guichet e del nostro Nino Vaccarella davanti a due 330 P (quella del britannico Graham Hill e dello svedese Jo Bonnier e quella guidata da Bandini e dall’inglese John Surtees).

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L’ultima vittoria

Nel 1965 Ford schiera l’artiglieria pesante ma ancora una volta non riesce a portare le GT40 al traguardo: troppe soste ai box per fare rifornimento e tanti ritiri dovuti a problemi di surriscaldamento per via delle temperature elevate. Anche le Ferrari P2 ufficiali soffrono (dischi dei freni usurati e rotture di motori e cambi) ma a salvare l’onore della Casa di Maranello ci pensa la 250 LM guidata dall’austriaco Jochen Rindt e dallo statunitense Masten Gregory davanti ad altre due Rosse: un’altra 250 LM con equipaggio francese (Pierre Dumay e Gustave Gosselin) e una 275 GTB con un duo belga composto da Mairesse e “Beurlys”.

Un trionfo – il nono assoluto, il sesto consecutivo, l’ultimo per un’auto italiana – tinto di giallo: nella notte Gregory rientra ai box per chiedere il cambio a causa della scarsa visibilità dovuta alla nebbia (Masten guida con gli occhiali da vista) ma Rindt non si trova e Chinetti, responsabile del team NART, decide quindi di far salire in macchina il pilota di riserva (lo statunitense Ed Hugus) senza comunicarlo ai commissari (che altrimenti avrebbero impedito a Gregory di continuare a correre in quanto ufficialmente rimpiazzato). In caso di squalifica, però, va detto che la vittoria sarebbe comunque andata a un’altra Ferrari.

Il dominio Ford/Porsche

Nel 1966 termina il dominio Ferrari alla 24 Ore di Le Mans: prima a causa della Ford e in seguito per via della supremazia Porsche. L’anno seguente la Casa di Maranello riesce a portare a casa un secondo (Scarfiotti/Parkes) e un terzo posto (Mairesse/”Beurlys”) con la 330 P4, nel 1971 una 512M guidata dagli statunitensi Sam Posey e Tony Adamowicz taglia il traguardo in terza posizione mentre risale al 1973 – ultima partecipazione ufficiale del Cavallino nella categoria regina della corsa della Sarthe – l’ultimo podio assoluto: merito della seconda piazza rimediata dalla 312 PB-73 guidata dal nostro Arturo Merzario e dal brasiliano Carlos Pace.

Gli anni bui

Nel 1974 Ferrari continua a correre alla 24 Ore di Le Mans ma con GT gestite da team privati: da segnalare il quinto posto assoluto (e il trionfo nella classe GTS 5.0) della 365 GTB/4 guidata dai francesi Cyril Grandet e Dominique Bardini.

La 24 Ore di Le Mans del 1976 è la prima edizione dal secondo dopoguerra priva di auto del Cavallino (non ci sarà nessuna Rossa neanche nel 1983 e dal 1985 al 1992) e l’unico risultato degno di nota degli anni ‘80 risale al 1981 con il quinto posto (primo nella categoria IMSA GTX) della 512 BB/LM guidata da due francesi (Jean-Claude Andruet e Claude Ballot-Léna) e un belga (Hervé Regout).

Il ritorno negli anni ‘90

Nel 1993, dopo nove anni di assenza, una Ferrari torna a correre a Le Mans: si tratta di una 348 LM guidata dal britannico Robin Smith, dal nostro Stefano Sebastiani e dal giapponese Tetsuya Oita. La vettura, però, non prende il via a causa di un incidente nel warm-up.

L’anno seguente una 348 GTC-LM con un equipaggio interamente spagnolo (il principe Alfonso di Orléans-Borbone, Tomás Saldaña e Andrés Vilariño) arriva undicesima.

La 333 SP

Sempre nel 1994 la Ferrari mette in produzione la 333 SP: 40 esemplari destinati a team privati impegnati in gare endurance.

Grazie a questa vettura la Casa di Maranello riconquista la “top 10” della 24 Ore di Le Mans dopo 16 anni nel 1997 grazie al sesto posto ottenuto dai nostri Gianpiero Moretti (fondatore della Momo) e Max Papis e dal belga Didier Theys. L’anno successivo il sudafricano Wayne Taylor, il belga Eric van de Poele e lo spagnolo Fermin Velez ottengono invece l’ottavo posto assoluto e il successo nella classe LMP1.

La 550-GTS Maranello

Dopo un biennio (2000-2001) senza Ferrari a Le Mans la Casa emiliana torna a ottenere alcuni risultati di rilievo nella celebre corsa di durata francese grazie alla 550-GTS Maranello: decimo posto assoluto – e vittoria nella classe GTS – nel 2003 con il ceco Tomáš Enge, l’olandese Peter Kox e il britannico Jamie Davies.

Nel 2004 la sportiva di Maranello regala al Cavallino l’ultimo piazzamento in “top ten (9°). Merito di un equipaggio composto dallo svedese Rickard Rydell e da due britannici: Darren Turner e un certo Colin McRae (campione del mondo rally WRC nel 1995).

Successi di classe

A cavallo tra gli anni ‘00 e ‘10 del XXI secolo le GT Ferrari ottengono svariati successi di categoria alla 24 Ore di Le Mans: la F430 GT2, ad esempio, si aggiudica due volte la classe GT2 nel 2008 (19° assoluta con il nostro Gianmaria Bruni, il finlandese Mika Salo e il brasiliano Jaime Melo) e nel 2009 (18° con Melo, Salo e il tedesco Pierre Kaffer).

La 458 Italia GT2 porta invece a casa due vittorie in LMGTE Pro con Bruni, il nostro Giancarlo Fisichella e il finlandese Toni Vilander (17° nel 2012, 15° nel 2014) e sale sul gradino più alto del podio nella classe LMGTE Am nel 2015 con i russi Viktor Shaytar e Aleksey Basov e il nostro Andrea Bertolini (20° assoluti).

L’ultima soddisfazione risale alla 24 Ore di Le Mans del 2019 con il britannico James Calado, il nostro Alessandro Pier Guidi e il brasiliano Daniel Serra primi nella classe LMGTE Pro e 20° assoluti.

Presente e futuro

John Elkann, presidente Ferrari, darà il via alla 24 Ore di Le Mans 2021 mentre per il ritorno del Cavallino nella classe regina (la LMH, Le Mans Hypercar) 50 anni dopo l’ultima partecipazione ufficiale nel Mondiale endurance bisognerà attendere il 2023.