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Ronnie Peterson: lo svedese volante

Storia di Ronnie Peterson, uno dei piloti di F1 più amati di sempre

Ronnie Peterson è uno dei piloti più amati nella storia della F1 pur non avendo mai vinto il Mondiale. Scopriamo insieme la storia del leggendario pilota svedese, scomparso tragicamente a soli 34 anni.

Ronnie Peterson: la storia

Ronnie Peterson nasce il 14 febbraio 1944 a Örebro (Svezia). Appassionato di motori fin da bambino, si aggiudica nel 1963 e nel 1964 due titoli nazionali con i kart e conquista a 22 anni il terzo posto nel mondiale classe 100 cc.

Il passaggio alle monoposto

Nel 1967 Peterson inizia a correre con le monoposto di F3: l’anno successivo conquista il campionato svedese e inizia a farsi notare nell’ambiente del motorsport nel 1969 con il secondo titolo nazionale e – soprattutto – con la vittoria nel prestigioso GP di Monte Carlo.

Il debutto in F1

Ronnie Peterson debutta in F1 nel 1970 con la March senza conquistare punti. La situazione migliora l’anno seguente: in concomitanza con la vittoria nel campionato europeo di F2 (davanti all’argentino Carlos Reutemann e all’austriaco Dieter Quester) ottiene il primo podio nel Circus a Monte Carlo (2°) e porta a casa cinque piazzamenti complessivi in “top 3”. Risultati che gli consentono di terminare in seconda posizione nella classifica iridata.

Un netto dominio sui compagni di scuderia: surclassa lo spagnolo Alex Soler-Roig e il nostro Nanni Galli, arriva 8° in Austria in una gara che vede il ritiro di un certo Niki Lauda e 2° in Canada con il coéquipier britannico Mike Beutller fuori gara.

Nel 1972 Ronnie Peterson si conferma più rapido di Lauda ma porta a casa un solo podio (3° in Germania).

La prima volta in Lotus

Peterson si trasferisce alla Lotus nel 1973, conquista il primo successo in carriera in Francia e sale sul gradino più alto del podio anche in Austria, in Italia e negli USA. Risultati, però, inferiori a quelli del nuovo compagno: il brasiliano Emerson Fittipaldi.

L’anno successivo Ronnie Peterson conquista altre tre vittorie (Monte Carlo, Francia e Italia) risultando più veloce del belga Jacky Ickx ma nel 1975 arriva un’annata deludente: zero podi, piazzamenti peggiori di Ickx e del britannico Jim Crawford e prestazioni migliori solo se paragonate a quelle del compagno inglese Brian Henton.

March e Tyrrell

Peterson è in un momento di crisi, vuole lasciare la Lotus ma viene convinto da Colin Chapman (patron della scuderia di Hethel) a correre almeno il primo GP (Brasile) del Mondiale F1 1976.

Il resto della stagione viene affrontato con la March: Ronnie Peterson vince il GP d’Italia (terzo e ultimo successo per il team britannico) e surclassa numerosi coéquipier (i nostri Vittorio Brambilla e Arturo Merzario e il tedesco Hans-Joachim Stuck).

Ronnie si trasferisce alla Tyrrell nel 1977 e al volante della mitica P34 a sei ruote non riesce a rendere come il compagno francese Patrick Depailler (3° posto in Belgio come miglior risultato stagionale).

Il ritorno alla Lotus

Ronnie Peterson torna alla Lotus per correre il Mondiale F1 1978 come seconda guida insieme allo statunitense Mario Andretti. Complessivamente più lento del compagno di squadra (anche, ma non solo, per motivi di ordini di scuderia) che si laureerà al termine della stagione campione del mondo, riesce a portare a casa due successi in Sudafrica e in Austria.

La morte

Il 10 settembre 1978, poco dopo la partenza del GP d’Italia a Monza, Peterson finisce invischiato in un incidente multiplo dovuto ad un errore dei commissari di gara (che danno il via quando le monoposto nelle retrovie devono ancora posizionarsi sulla griglia).

Ronnie Peterson riporta numerose fratture alle gambe ma non sembra in pericolo di vita. Il giorno dopo (l’11 settembre 1978), però, muore all’ospedale Niguarda di Milano per un’embolia dovuta probabilmente ad un errore in sala operatoria.