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La partenza in stile Le Mans

di Marco Coletto -

Storia della partenza in stile Le Mans: una tradizione pericolosa in vigore nella mitica 24 Ore dal 1925 al 1969

La partenza in stile Le Mans – quella con le auto allineate su un lato della pista e i piloti sull’altro lato che devono raggiungerle di corsa, accomodarsi a bordo, accendere il motore e scattare – è stata usata in tutte le edizioni della 24 Ore di Le Mans disputate tra il 1925 e il 1969 ed è stata recentemente rappresentata al cinema nel film “Le Mans ‘66 – La grande sfida” con Matt Damon e Christian Bale.

Oggi vi racconteremo la storia della partenza in stile Le Mans, una tradizione abolita negli anni ‘70 in quanto troppo pericolosa (negli ultimi anni i piloti per partire prima degli altri non indossavano la cintura di sicurezza e questo portava a incidenti molto gravi nei primi turni della celebre corsa endurance francese). La maggiore sicurezza delle gare sul circuito della Sarthe è dovuta a tre eventi che si verificarono alla fine degli anni ‘60: l’incidente nel 1968 che mise fine alla carriera (e alla vita) di Willy Mairesse e – nel 1969 – la camminata lenta di Jacky Ickx e la morte di John Woolfe.

Partenza in stile Le Mans: la storia

La partenza in stile Le Mans non è nata – come si potrebbe immaginare – con la 24 Ore di Le Mans: le prime due edizioni della corsa di durata transalpina vedono infatti una griglia tradizionale e solo due anni più tardi si decide di optare per una partenza di corsa, con l’aggiunta dell’obbligo di montare la capote prima di partire e di conservarla per almeno 20 giri (regola che favorisce le vetture chiuse e che sarà abolita nel 1928).

Il via dell’edizione del 1932 – entrata nella storia per la prima vittoria di un pilota italiano (Luigi Chinetti sull’Alfa Romeo 8C 2300 in coppia con il francese Raymond Sommer) – viene fatto ripetere più volte in seguito a numerose false partenze.

Gli anni ‘50

Gli anni ‘50 vedono numerosi piloti famosi faticare con la partenza in stile Le Mans: nel 1954 il britannico Ken Wharton ha un lieve contatto al via al volante della Jaguar D-Type e nel 1955 l’argentino Juan Manuel Fangio scatta in ritardo rispetto agli altri con la Mercedes 300 SLR perché i suoi pantaloni si impigliano nella leva del cambio.

Nel 1957 il britannico Stirling Moss (solitamente tra i più veloci a correre fino alla vettura, infilarsi nell’abitacolo, avviare il motore e partire) fatica più del previsto ad accomodarsi nello stretto abitacolo della Maserati 450S Zagato Coupé e due anni più tardi il francese Jean Behra spegne per due volte il motore della sua Ferrari 250 TR/59.

Gli anni ‘60

Negli anni ‘60 la partenza in stile Le Mans inizia a diventare oggetto di dibattito: nel 1960 lo statunitense Masten Gregory dimostra involontariamente che lo start a piedi non è fondamentale in una corsa lunga 24 ore quando – dopo essere scattato tra gli ultimi per problemi tecnici con la Maserati Tipo 60/61 – riesce a conquistare la testa della gara al primo giro dopo aver superato venti vetture.

Il problema della sicurezza diventa sempre più reale: i piloti del primo turno di gara salgono in auto senza allacciarsi la cintura in quanto troppo impegnati ad avviare il motore e ad inserire la prima marcia (per velocizzare la procedura Porsche monterà la chiave sulla sinistra, soluzione ancora oggi presente sui modelli della Casa di Zuffenhausen). Nel 1962 la partenza in stile Le Mans – adottata anche in altre parti del mondo e non solo durante la mitica 24 Ore d’oltralpe – viene vietata dal RAC (l’Automobile Club del Regno Unito) ma bisognerà aspettare la fine del decennio per vedere questa tradizione abolita anche sul circuito della Sarthe.

Cambia l’ordine di partenza

Nel 1963 gli organizzatori della 24 Ore di Le Mans modificano leggermente il regolamento per cercare di aumentare la sicurezza durante la corsa: l’ordine di partenza viene deciso dai tempi ottenuti nelle prove e non più dalla cilindrata dell’auto (la prima pole di sempre la ottiene il messicano Pedro Rodríguez con la Ferrari 330 TRI/LM) e viene “raccomandato” l’uso delle cinture di sicurezza (suggerimento che continua a non essere rispettato dai piloti impegnati nella partenza).

Nel 1964 Phil Hill ha problemi ad avviare la sua Ford GT40 e il britannico David Piper con la Ferrari 250 LM lascia una scia d’olio subito dopo la partenza. Nel 1965, invece, Colin Davis resta fermo a bordo pista per un paio di minuti nel tentativo di avviare il motore della sua Porsche 904/8.

Willy Mairesse

Alla partenza della 24 Ore di Le Mans 1968 il belga Willy Mairesse per la fretta chiude male la portiera della sua Ford GT40. La porta si apre alla fine del rettilineo di Mulsanne e Willy, nel tentativo di richiuderla, perde il controllo della vettura. La sportiva statunitense si schianta contro un albero e Mairesse (che subisce diverse fratture ed entra in coma) mette fine alla sua carriera. Si suiciderà l’anno seguente in un albergo di Ostenda.

La 24 Ore di Le Mans 1969: Ickx e Woolfe

Nella 24 Ore di Le Mans 1969 Jacky Ickx – amico di Mairesse – per protesta contro la partenza in stile Le Mans prende una decisione che cambierà la storia del motorsport: cammina lentamente verso la sua Ford GT40, si accomoda allacciandosi le cinture di sicurezza e parte dopo tutti gli altri. Nonostante questo si aggiudicherà la corsa in coppia con il britannico Jackie Oliver.

L’evento determinante nella scelta degli organizzatori della 24 Ore di Le Mans di abolire questa tradizione è però la morte del britannico John Woolfe al volante della Porsche 917: partito bene (ma senza indossare le cinture), perde il controllo della vettura alla Maison Blanche e viene sbalzato fuori dall’abitacolo. Il neozelandese Chris Amon con la Ferrari 312P centra in pieno il serbatoio della sportiva tedesca: la Rossa prende fuoco ed esplode ma il driver oceanico riesce ad uscire dal veicolo senza un graffio.