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Paolo Barilla, il vicepresidente pilota

di Marco Coletto -

Non tutti sanno che Paolo Barilla, vicepresidente della famosissima azienda alimentare di famiglia, ha un glorioso passato da pilota: 9 GP di F1 disputati e un successo alla 24 Ore di Le Mans nel 1985. Scopriamo insieme la storia “racing” del più giovane vincitore italiano (il quinto di sempre) della leggendaria corsa endurance francese

Non tutti sanno che Paolo Barilla, vicepresidente della famosissima azienda alimentare di famiglia, ha un glorioso passato da pilota: 9 GP di F1 disputati e, soprattutto, un successo alla 24 Ore di Le Mans nel 1985.

Sono ancora meno gli appassionati di motorsport a conoscenza di un importante primato da lui stabilito: quello di più giovane vincitore italiano (24 anni, 1 mese e 27 giorni) della leggendaria corsa endurance francese. Solo altri quattro driver nella storia sono stati in grado di salire sul gradino più alto del podio del Circuit de la Sarthe a un’età inferiore: l’austriaco Alexander Wurz nel 1996, il britannico Luis Fontés nel 1935, il neozelandese Chris Amon nel 1966 e un altro austriaco (Jochen Rindt) nel 1965.

Scopriamo insieme la storia “racing” di Paolo Barilla: un uomo che amava (e ama ancora) le monoposto ma che ha ottenuto i risultati migliori in carriera con le vetture a ruote coperte.

Paolo Barilla: la storia

Paolo Barilla nasce il 20 aprile 1961 a Milano. Figlio di Pietro (titolare della Barilla), inizia a correre con i kart a 14 anni ottenendo diversi successi a livello nazionale.

Nel 1980 passa alle monoposto – più precisamente alla Formula Fiat Abarth – e l’anno seguente si cimenta con la F3 conquistando il terzo posto nel campionato italiano. Dopo una stagione in F2 passa ai prototipi.

I primi podi con i prototipi

Paolo Barilla debutta nel Mondiale Sportprototipi nel 1983 con un sesto posto alla 1000 km di Spa ottenuto con una Lancia LC2 in coppia con Giorgio Francia.

I primi podi arrivano l’anno successivo: terzo a Monza con Mauro Baldi, terzo al Nürburgring con Alessandro Nannini e secondo a Kyalami insieme al francese Bob Wollek.

La 24 Ore di Le Mans 1985

La prima vittoria in carriera nell’endurance per Paolo Barilla arriva curiosamente nella corsa più importante: la 24 Ore di Le Mans. A soli 24 anni, 1 mese e 27 giorni il driver lombardo alla guida di una Porsche 956B – in un equipaggio composto dai tedeschi Klaus Ludwig e “John Winter”, pseudonimo di Louis Krages – riporta l’Italia sul gradino più alto del podio della Sarthe dopo 21 anni (dal trionfo di Nino Vaccarella del 1964, per intenderci) e diventa il più giovane italiano di sempre a trionfare nella celebre corsa di durata transalpina (record che resiste ancora oggi). Nello stesso anno, sempre con Ludwig, arrivano due terzi posti a Hockenheim e a Spa.

Endurance e non solo

Nel 1986 Barilla conquista il secondo e ultimo successo nel Mondiale Sportprototipi vincendo la 1000 km del Fuji in coppia con Piercarlo Ghinzani alla guida di una Porsche 956, l’anno successivo prende parte alla prima edizione del Mondiale Turismo e corre in F3000 e nel 1988 con la Porsche 962 porta a casa una seconda piazza alla 12 Ore di Sebring insieme ai tedeschi “Winter” e Frank Jelinski e un terzo posto alla 1000 km del Nürburgring in coppia con Wollek.

Due stagioni in F1

Paolo Barilla viene chiamato in F1 dalla Minardi per correre il GP del Giappone 1989 (ritiro per problemi meccanici) al posto dell’infortunato – frattura a una costola – Pierluigi Martini. Poche settimane dopo ottiene il miglior piazzamento nel campionato endurance giapponese trionfando nell’ultima gara stagionale al Fuji con una Toyota 89C-V in coppia con il pilota locale Hitoshi Ogawa.

Nel 1990 Barilla trova un sedile come pilota titolare alla Minardi ma dopo una stagione deludente con risultati inferiori a quelli del coéquipier Martini (11° posto a San Marino il miglior piazzamento) viene rimpiazzato negli ultimi due Gran Premi stagionali da Gianni Morbidelli.

Gli ultimi anni

Paolo Barilla appende il casco al chiodo alla fine del 1991 per concentrarsi sulla Barilla: nel 1994 viene nominato vicepresidente del colosso alimentare emiliano e tra il 1999 e il 2000 ricopre il ruolo di amministratore delegato.

L’imprenditore milanese di nascita – da luglio 2020 membro del consiglio direttivo di Confindustria – non ha mai abbandonato la passione per i motori: nel 2002 arriva ottavo nella categoria camion alla Dakar insieme a Matteo Marzotto e a Ferdinando Ravarotto e tra il 2012 e il 2018 partecipa a diversi GP storici. Ma non è tutto: nel 2017 è uscito al cinema il documentario Ferrari 312B, incentrato sulla leggendaria monoposto di Maranello (la mamma di tutte le Rosse da corsa degli anni ‘70) da lui posseduta e restaurata.