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Minardi, l’orgoglio di Faenza

di Marco Coletto -

La storia della Minardi in F1: il Davide del Circus in un mondo di Golia

Per 21 stagioni – dal 1985 al 2005 – la Minardi è stata il Davide della F1 in un mondo di Golia.

La scuderia di Faenza, povera di soldi ma ricca di cuore, detiene il triste record di team che ha disputato più GP di Formula 1 (340) senza mai salire sul podio. Scopriamo insieme la storia della squadra romagnola, la “mamma” della Toro Rosso e della AlphaTauri.

Minardi F1: la storia

L’avventura della Minardi in F1 inizia nel 1985 quando l’imprenditore Gian Carlo Minardi – reduce da numerosi successi, prima con team altrui e poi in proprio, nelle categorie minori del motorsport negli anni ‘70 e ‘80 – decide di fare il salto di qualità entrando con la propria scuderia nella classe regina in società con Piero Mancini.

I primi anni

Nella prima stagione nel Circus viene schierata una sola monoposto guidata dal nostro Pierluigi Martini e spinta da un motore Ford Cosworth (rimpiazzato dopo due GP da un’unità firmata Motori Moderni, azienda creata ad hoc da Mancini e Carlo Chiti). I risultati? Non entusiasmanti: la vettura – a causa di problemi di affidabilità e incidenti – riesce a tagliare il traguardo per la prima volta solo alla dodicesima corsa in Belgio.

Il 1986 è un altro Mondiale da dimenticare: le monoposto diventano due (affidate a due piloti italiani: Andrea de Cesaris e Alessandro Nannini) ma riescono a finire una corsa solo una volta (in Messico). L’anno seguente – caratterizzato dalla presenza dello spagnolo Adrián Campos al posto di de Cesaris – le gare terminate salgono a quota due.

Il primo punto

Nel Mondiale F1 1988 la Minardi torna ai motori Ford Cosworth e si presenta al via del campionato con due driver iberici: Campos e Luis Pérez-Sala. Martini sostituisce il primo dopo cinque Gran Premi e nella prima corsa negli USA (dopo due anni e mezzo lontano dalla Formula 1) regala alla scuderia di Faenza il primo punto nel Circus grazie a un eccezionale sesto posto.

L’anno successivo il team romagnolo riesce a portare due monoposto a punti in Gran Bretagna (Martini quinto e Pérez-Sala sesto): Martini conquista un’altra quinta piazza in Portogallo, salta il GP del Giappone (rimpiazzato da Paolo Barilla) dopo essersi fratturato una costola e chiude l’anno in Australia con un altro sesto posto.

Nel 1990 la Minardi schiera due piloti italiani (Martini e Barilla): il team di Faenza non ottiene nessun punto – nelle ultime due gare stagionali sostituisce il deludente Barilla con Gianni Morbidelli – ma nella prima corsa dell’anno negli USA Martini conquista nientepopodimeno che la prima fila in griglia grazie al secondo posto in qualifica.

1991 – La migliore stagione di sempre

La migliore stagione di sempre per la Minardi – quella del 1991 – coincide con l’arrivo dei motori Ferrari: 7° posto tra i Costruttori e Martini 11° tra i Piloti grazie a due quarte piazze (San Marino e Portogallo).

Nell’ultima corsa dell’anno Morbidelli viene chiamato dalla Rossa per sostituire Alain Prost (licenziato per aver paragonato la monoposto di Maranello a un camion): al suo posto al volante della vettura romagnola il brasiliano Roberto Moreno.

Le prime crepe

Terminato l’accordo con la Ferrari la Minardi si ritrova piena di debiti e si presenta al via del Mondiale F1 1992 con una monoposto spinta da un motore Lamborghini. Per quanto riguarda i piloti a Morbidelli viene affiancato Christian Fittipaldi: il brasiliano prima viene sostituito da Alex Zanardi per tre gare dopo un brutto incidente in Francia e poi regala al team di Faenza l’unico punto della stagione grazie a un sesto posto in Giappone.

Il 1993 – anno caratterizzato dal ritorno dei motori Ford Cosworth – inizia alla grande: quarto posto di Fittipaldi in Sudafrica, due sesti posti di Fabrizio Barbazza in Europa e a San Marino e una quinta piazza di Fittipaldi a Monte Carlo. Dopo cinque Gran Premi la Minardi è quinta nel Mondiale davanti addirittura alla Ferrari. La seconda parte della stagione, però, non è altrettanto convincente: Barbazza viene rimpiazzato da Martini e Fittipaldi viene sostituito dal francese Jean-Marc Gounon nelle ultime due corse.

Momenti di crisi

La Minardi – in profonda crisi – si fonde con la Scuderia Italia di Giuseppe Lucchini (team che l’anno prima ha gestito l’ultima stagione di sempre della Lola). Nel 1994 a Martini – quinto in Spagna e in Francia – viene affiancato Michele Alboreto (sesto a Monte Carlo) mentre l’anno successivo la scuderia di Faenza si presenta al via del Mondiale con Martini e Luca Badoer. A metà stagione Martini viene sostituito dal portoghese Pedro Lamy che porta al team romagnolo l’unico punto stagionale (6° in Australia).

Nel 1996 Lamy viene schierato per tutti i GP, affiancato a turno da due italiani (Giancarlo Fisichella e Giovanni Lavaggi) e da un brasiliano (Tarso Marques).

L’era Rumi

Nel 1997 Gian Carlo Minardi vende la maggioranza delle quote del team da lui fondato a Gabriele Rumi (patron della Fondmetal) e a Flavio Briatore (che lascia a fine stagione). Arrivano i motori Hart e due nuovi piloti: Jarno Trulli – promosso alla Prost a metà stagione e rimpiazzato da Marques – e il giapponese Ukyo Katayama.

Nel Mondiale F1 1998 si torna ai motori Ford Cosworth e le monoposto vengono affidate al nipponico Shinji Nakano e all’argentino Esteban Tuero. L’anno seguente Badoer torna a Faenza (ma viene sostituito dal francese Stéphane Sarrazin in Brasile dopo essersi infortunato alla mano) affiancato dallo spagnolo Marc Gené, che regala un punto al team romagnolo grazie a un sesto posto nel GP d’Europa.

Nel 2000 i motori Ford della Minardi vengono ribattezzati Fondmetal e a Gené viene affiancato l’argentino Gastón Mazzacane.

Gli ultimi anni

La Minardi, nuovamente in crisi, viene ceduta nel 2001 a Paul Stoddart: l’imprenditore australiano ribattezza i motori Fondmetal con il nome della sua società specializzata in voli privati (European) e fa debuttare un giovane pilota spagnolo destinato a grandi cose, un certo Fernando Alonso. L’altro driver, Marques, viene sostituito negli ultimi tre GP dal malese Alex Yoong.

Nel 2002 arrivano i “nuovi” motori Asiatech (dei Peugeot rimarchiati), Alonso viene sostituito dall’australiano Mark Webber (che va a punti al debutto grazie a un quinto posto nel GP di casa) mentre Yoong a causa delle scarse prestazioni viene rimpiazzato in Ungheria e in Belgio dal britannico Anthony Davidson.

La Minardi si presenta al via del Mondiale F1 2003 con motori Ford Cosworth e due nuovi piloti: il britannico Justin Wilson e l’olandese Jos Verstappen (il padre di Max). Wilson – promosso alla Jaguar – viene sostituito nella seconda parte della stagione dal danese Nicolas Kiesa. L’anno successivo cambiano nuovamente i driver: arrivano l’ungherese Zsolt Baumgartner (che arriva ottavo negli USA regalando al team di Faenza l’unico punto stagionale) e il nostro Gianmaria Bruni.

Fine di un’epoca

Il Mondiale F1 2005 è l’ultimo che vede la Minardi nel Circus: la monoposto romagnola, spinta da un motore Cosworth, viene affidata all’olandese Christijan Albers e all’austriaco Patrick Friesacher. I due – arrivando rispettivamente quinto e sesto nel vergognoso GP degli USA a Indianapolis (sei vetture partite e arrivate, le uniche dotate di pneumatici Bridgestone) – regalano alla scuderia di Faenza gli ultimi punti della sua storia.

Per ragioni economiche Friesacher viene appiedato a metà stagione e sostituito dall’olandese Robert Doornbos mentre a fine anno la Minardi viene venduta alla Red Bull che cambierà nome al team (dal 2006 Toro Rosso e dal 2020 AlphaTauri). Ma questa è un’altra storia…