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Mike Hawthorn: il pericolo era il suo mestiere

Storia di Mike Hawthorn, primo campione del mondo britannico di F1 nonché uno dei piloti più enigmatici di sempre

Non è facile comprendere l’essenza di Mike Hawthorn, il primo campione del mondo britannico della storia della F1. È stato un pilota senza paura (con qualche macchia: fu il responsabile della tragedia di Le Mans del 1955) o quello che si ritirò per evitare la morte (che lo raggiungerà quattro mesi dopo l’addio alle corse)? È stato un pilota spericolato e istintivo o quello che conquistò il titolo iridato da calcolatore? Probabilmente il driver inglese è stato tutto questo e anche qualcosa in più: scopriamo insieme la sua storia.

Mike Hawthorn: la storia

Mike Hawthorn nasce il 10 aprile 1929 a Mexborough (Regno Unito): figlio di un noto concessionario auto, inizia a correre nelle gare locali nel 1951 con una Riley ottenendo il primo successo in carriera a Castle Combe.

Giovane talento

Nel 1952 inizia a farsi notare dagli addetti ai lavori del motorsport britannico grazie a numerosi trionfi minori e sorprende il mondo della F1 quando al volante di una Cooper privata ottiene il quarto posto al debutto in Belgio e un podio (3° in Gran Bretagna) nel terzo Gran Premio disputato in carriera.

La chiamata dalla Ferrari

Mike Hawthorn diventa pilota ufficiale Ferrari nel 1953 e si alterna tra le monoposto di F1 e le vetture Sport. Con le prime si aggiudica il GP di Francia ma risulta complessivamente più lento dei compagni di scuderia (i nostri Alberto Ascari e Giuseppe Farina) e nell’ultima gara stagionale in Italia ottiene un quarto posto facendo meglio di Umberto Maglioli e con le seconde trionfa a Silverstone e porta a casa la 24 Ore di Spa con una 375 MM in coppia con Farina e la 12 Ore di Pescara insieme a Maglioli.

L’anno seguente sale sul gradino più alto del podio nel GP di Spagna e nel corso della stagione risulta più rapido di tre coéquipier (Maglioli, il nostro Piero Taruffi e il francese Maurice Trintignant) ma meno convincente dell’argentino José Froilán González. A Monza chiude in seconda posizione mentre Ascari è costretto al ritiro. Alla fine della stagione subisce la rimozione di un rene in seguito a un’infezione.

Le Mans: vittoria e tragedia

Mike Hawthorn all’inizio del 1955 torna nel Regno Unito per gestire la concessionaria di famiglia in seguito alla morte del padre: in F1 disputa due GP con la Vanwall (due ritiri) e nell’endurance si aggiudica la 12 Ore di Sebring con una Jaguar D-Type insieme allo statunitense Phil Walters.

Rientra nel Circus con la Ferrari ottenendo risultati migliori di quelli di Trintignant (ma peggiori di quelli del nostro Eugenio Castellotti) e a Monza non convince quanto Luigi Villoresi.

Merita un capitolo a parte la 24 Ore di Le Mans 1955. Mike Hawthorn è il diretto responsabile di una delle più grandi tragedie della storia del motorsport: durante la gara rientra precipitosamente ai box con una manovra sconsiderata e Lance Macklin, per evitarlo, tocca Pierre Levegh che si schianta sugli spalti morendo e uccidendo altri 83 spettatori.

La Mercedes (in quel momento al comando con due vetture) si ritira per rispetto nei confronti delle vittime, Hawthorn vince la corsa insieme al connazionale Ivor Bueb con la Jaguar D-Type e festeggia addirittura con lo champagne incurante di quanto avvenuto sul circuito della Sarthe poco prima.

La delusione e il riscatto

Dopo un 1956 sotto le aspettative – 3° nella prima gara del Mondiale F1 in Argentina con una Maserati gestita dal team Owen Racing e 10° in Francia con una VanwallMike Hawthorn torna alla Ferrari nel 1957, risultando più rapido di Trintignant e del grande amico Peter Collins ma più lento del nostro Luigi Musso e del tedesco Wolfgang von Trips. Nella prima corsa in Argentina si ritira mentre lo spagnolo Alfonso de Portago arriva quinto insieme a González e il nostro Cesare Perdisa taglia il traguardo in sesta posizione con Collins e von Trips.

Il Mondiale 1958 e la morte

Mike Hawthorn diventa il primo campione del mondo F1 britannico nel 1958 conquistando una sola vittoria (in Francia) ma portando a casa tanti piazzamenti – sette podi totali – e numerosi giri veloci (5, all’epoca assegnavano un punto bonus).

Una stagione pressoché perfetta, un’annata caratterizzata da prestazioni superiori a quelle dei compagni di scuderia (Musso, Collins, von Trips, il belga Olivier Gendebien e lo statunitense Phil Hill) e funestata da due morti (Musso e Collins). Hawthorn, sconvolto dalla scomparsa dell’amico Peter, decide di ritirarsi dalle corse dopo la conquista del titolo iridato ma perde la vita poche settimane dopo – il 22 gennaio 1959 vicino a Onslow Village (Regno Unito) – in un incidente stradale.