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Helmut Marko, non solo Red Bull

di Marco Coletto -

Alla scoperta di Helmut Marko: il vulcanico consulente della Red Bull ha dovuto appendere il casco al chiodo a soli 29 anni e oggi è uno dei più grandi talent-scout della storia della F1


Helmut Marko è recentemente balzato agli onori delle cronache per la folle proposta di contagiare con il coronavirus i quattro piloti di F1 della Red Bull (Max Verstappen e Alexander Albon) e della AlphaTauri (Daniil Kvyat e Pierre Gasly) nonché i giovani driver del programma Red Bull Junior Team da lui diretto per renderli immuni al Covid-19.

Una dichiarazione fuori luogo per l’ex-pilota austriaco, costretto ad appendere il casco al chiodo a soli 29 anni e diventato uno dei più grandi talent-scout di sempre del motorsport. Scopriamo insieme la sua storia.

Helmut Marko: la storia

Helmut Marko nasce il 27 aprile 1943 a Graz (oggi in Austria, all’epoca territorio tedesco). Amico d’infanzia di Jochen Rindt, debutta nelle corse in tarda età – a 25 anni – quando corre la 6 Ore del Nürburgring con una BMW 2000 in coppia con il tedesco Werner Christmann.

Le prime soddisfazioni arrivano nello stesso anno al volante della Porsche 906: 7° a Wunstorf, 9° alla 500 km di Zeltweg (esordio in una corsa valida per il Mondiale sportprototipi) insieme al connazionale Gerold Pankl e primo podio in carriera (3° all’Eifelpokal Nürburgring).

I primi successi

Nel 1969 Helmut Marko conquista l’ottava piazza a Zeltweg con una Porsche 910 in coppia con l’austriaco Richard Gerin e l’anno seguente – alla guida di una BMW 1602 – ottiene il primo successo (Salzburgring, corsa valida per il campionato europeo turismo). Senza dimenticare il quinto posto alla 1000 km del Nürburgring con una Porsche 908/02 insieme al francese Gérard Larrousse e il primo podio nel Mondiale endurance (3° alla 24 Ore di Le Mans con il connazionale Rudi Lins).

1971

Il 1971 è l’anno migliore della carriera di Helmut Marko: il pilota austriaco si laurea campione europeo sportprototipi con la Lola davanti al britannico Vic Elford con tre vittorie (Paul Ricard, Hockenheim e Imola) e diventa il secondo driver del suo paese dopo l’amico Rindt – scomparso l’anno prima – a vincere la 24 Ore di Le Mans (con una Porsche 917K in coppia con l’olandese Gijs van Lennep).

Marko viene chiamato dalla BRM per correre in F1 e disputa gli ultimi quattro GP della stagione. I risultati? Poco esaltanti: un 11° posto come miglior piazzamento (all’esordio in Austria) e prestazioni inferiori rispetto a quelle dei compagni di squadra (lo svizzero Jo Siffert, il britannico Peter Gethin e il neozelandese Howden Ganley). Nelle due tappe in America convince invece più dei canadesi George Eaton (in Canada) e John Cannon (negli USA).

Fine della carriera

Helmut Marko corre con la BRM anche nel Mondiale F1 1972, porta a casa un 8° posto a Monte Carlo e si rivela più lento di due compagni di squadra (Ganley e il francese Jean-Pierre Beltoise) e più veloce di altri tre (Gethin, lo svedese Reine Wisell e lo spagnolo Alex Soler-Roig).

Il 25 giugno conquista l’ultimo podio nel Mondiale endurance (3° alla 1000 km di Zeltweg con una Ferrari 312 PB in coppia con il brasiliano Carlos Pace) e il weekend seguente termina la propria carriera da pilota durante il GP di Francia quando viene colpito all’occhio sinistro da un sasso proveniente dalla Lotus di Emerson Fittipaldi.

Seconda vita

Helmut Marko – ritrovatosi cieco da un occhio e con la carriera rovinata a soli 29 anni – continua a lavorare nel mondo del motorsport: diventa manager di piloti austriaci come Gerhard Berger e Karl Wendlinger e nel 1989 fonda una scuderia (la RSM Marko) impegnata in F3 e in F3000. Il momento più alto di questo team risale al 1996 con la conquista del titolo International Formula 3000 da parte del driver tedesco Jörg Müller.

La Red Bull

Alla fine degli anni ‘90 Marko inizia a collaborare con la Red Bull, all’epoca “solo” un’azienda austriaca specializzata nella produzione di bibite energetiche e attiva come sponsor nel motorsport.

La scuderia RSM Marko cambia nome in Red Bull Junior Team nel 1999 e due anni più tardi la struttura si trasforma in un programma di formazione per giovani piloti diretto da Helmut Marko.

Grazie a Marko Dietrich Mateschitz (cofondatore della Red Bull) entra in F1 acquistando il team Jaguar nel 2004 – ribattezzato Red Bull l’anno successivo – e la Minardi nel 2005 (diventata Toro Rosso nel 2006 e AlphaTauri da quest’anno).

Helmut Marko è uno dei personaggi più importanti per il team Red Bull: ha lanciato in F1 talenti come Sebastian Vettel (quattro Mondiali Piloti e quattro titoli Costruttori con il team austriaco tra il 2010 e il 2013), Daniel Ricciardo e Max Verstappen e non ha nessuna intenzione di smettere.