Amarsport

Figli d’arte in F1: i cinque peggiori di sempre

I cinque figli d'arte che hanno ottenuto i risultati peggiori in F1: da Markus Winkelhock a Jolyon Palmer

La storia della F1 è ricca di piloti figli d’arte ma sono pochi quelli riusciti a emergere nel Circus (Damon Hill, Jacques Villeneuve e Nico Rosberg, ad esempio).

Altri – entrati in Formula 1 più per ragioni genetiche che meritocratiche – sono invece finiti presto nel dimenticatoio. Di seguito troverete i cinque figli d’arte che hanno ottenuto i risultati peggiori nella massima serie del motorsport: nelle righe seguenti troverete una breve nota biografica (arricchita dal palmarès) di ognuno.

Figli d’arte in F1: i cinque peggiori di sempre

title

1° Markus Winkelhock (Germania)

Markus Winkelhock nasce il 13 giugno 1980 a Stoccarda (Germania Ovest) e a soli cinque anni perde il padre Manfred (24° nel Mondiale F1 1982), scomparso tragicamente durante una gara del Mondiale endurance in Canada.

Una sola presenza in F1 (il GP d’Europa 2007 sul circuito del Nürburgring) – “guadagnata” pagando 750.000 dollari al team Spyker per rimpiazzare l’olandese Christijan Albers – entrata nella storia del Circus.

In qualifica Markus Winkelhock fa registrare il tempo peggiore (un secondo e mezzo più lento del compagno tedesco Adrian Sutil) e durante il giro di ricognizione in gara – vedendo nuvoloni neri addensarsi sulla pista – tenta il tutto per tutto e decide di partire dai box con pneumatici da pioggia nonostante il tracciato asciutto.

La pioggia inizia a cadere copiosa, tutti i piloti vanno a cambiare le gomme durante il primo giro e Markus si ritrova dopo la prima tornata al comando della corsa dopo aver superato sul rettilineo d’arrivo il futuro campione del mondo Kimi Räikkönen (costretto a fare un altro giro con pneumatici non adatti all’acqua dopo aver mancato l’ingresso ai box).

La corsa viene sospesa al quarto giro con Markus Winkelhock davanti a tutti e riparte con il pilota tedesco in pole position. Dopo un giro scende in 8° posizione, dopo due è quattordicesimo, dopo tre è 16° (su 17). Si ritira alla 13° tornata per un problema idraulico.

Decisamente più convincenti i risultati ottenuti da Markus nelle gare di durata: nel 2012 si laurea campione del mondo FIA GT1 con una Mercedes SLS mentre con l’Audi R8 si aggiudica nel 2017 il titolo Intercontinental GT Challenge e la 24 Ore di Spa e l’anno seguente il titolo Pro-Am nella Blancpain GT Series.

title

2° Teddy Pilette (Belgio)

Teddy Pilette – nato il 26 luglio 1942 a Bruxelles (Belgio) – non è solo un figlio d’arte (il padre André arrivo 19° nel Mondiale F1 1954) ma anche nipote d’arte (il nonno Théodore terminò in quinta posizione la 500 Miglia di Indianapolis del 1913).

Il driver belga affronta un solo GP – quello del Belgio del 1974 – al volante di una Brabham senza brillare (27° in griglia, 17° in gara). Un’esperienza deludente in mezzo a due titoli europei Formula 5000 conquistati nel 1973 e nel 1975. Nel 1978 si aggiudica la 24 Ore di Spa con una Ford Capri.

title

3° Tim Parnell (Regno Unito)

Tim Parnell – nato il 25 giugno 1932 a Derby (Regno Unito) e morto il 5 aprile 2017 a Derby – era figlio di Reg (10° nel Mondiale F1 1951).

Dopo due GP tutt’altro che esaltanti come pilota disputati con una Lotus privata nel 1961 (10° piazza in Italia), si riscatta come team manager gestendo la BRM tra il 1970 e il 1974.

title

4° David Brabham (Australia)

David Brabham – figlio di Jack (tre volte campione del mondo F1 nel 1959, nel 1960 e nel 1966 nonché fondatore della mitica scuderia Brabham) – nasce il 5 settembre 1965 a Londra (Regno Unito) e mostra ottime cose in giovane età: nel 1989 diventa campione britannico di F3 davanti allo scozzese Allan McNish e conquista il prestigioso GP di Macao davanti a Julian Bailey.

In F1 non se la cava altrettanto bene: nel 1990 corre con una Brabham (non più di proprietà di famiglia) lenta e inaffidabile e quattro anni più tardi torna nel Circus con la Simtek (grazie al padre che aveva alcune quote nel team) e ottiene un 10° posto in Spagna come miglior piazzamento.

David Brabham dimostra di essere un valido pilota nell’endurance: vince la 24 Ore di Spa del 1991 con una Nissan Skyline, conquista la 1000 km di Bathurst del 1997 con una BMW 320i e nel biennio 2009-2010 riesce a portare a casa la 24 Ore di Le Mans con Peugeot e due titoli American Le Mans Series con Acura e HPD. Lo scorso anno ha fondato la Brabham Automotive, Casa specializzata nella produzione di supercar.

title

5° Jolyon Palmer (Regno Unito)

Jolyon Palmer, figlio di Jonathan (11° nel Mondiale F1 1987), nasce il 20 gennaio 1991 a Horsham (Regno Unito) e inizia a farsi notare nell’ambiente nel motorsport nel 2014 con la conquista del campionato GP2 davanti al belga Stoffel Vandoorne.

Non altrettanto convincenti le due stagioni nel Circus disputate con la Renault: nel 2016 conquista un punto (contro i 7 del compagno danese Kevin Magnussen) mentre nel 2017 sale a quota 8 (contro però i 43 del tedesco Nico Hülkenberg) e viene appiedato dopo il GP del Giappone.