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Chris Amon, l’eterno secondo

di Marco Coletto -

Storia di Chris Amon, uno dei piloti di F1 più sfortunati di sempre: 11 podi e nessuna vittoria

Chris Amon è uno dei piloti di F1 più sfortunati di sempre: 11 podi nel Circus e zero vittorie, solo Nick Heidfeld e Stefan Johansson hanno fatto peggio. Scopriamo insieme la storia del driver neozelandese, capace di conquistare (tra le altre cose) la 24 Ore di Le Mans con la Ford GT40.

Chris Amon: la storia

Chris Amon nasce il 20 luglio 1943 a Bulls (Nuova Zelanda) e dopo numerose vittorie nelle corse locali viene ingaggiato dal team di Reg Parnell.

Il debutto in F1

Amon debutta in F1 con una Lola nel Mondiale 1963 ma corre il GP del Messico con una Lotus (gara conclusasi con un ritiro, a differenza del compagno statunitense Hap Sharp che riesce a vedere la bandiera a scacchi).

I primi punti arrivano nella stagione successiva (funestata dalla morte a gennaio di Reg Parnell) grazie a un quinto posto in Olanda. Un’annata nella quale il driver neozelandese fa meglio dei compagni di scuderia: il britannico Mike Hailwood e lo statunitense Peter Revson.

La vittoria a Le Mans

Il 19 giugno 1966 Chris Amon – insieme al connazionale Bruce McLaren – si aggiudica la 24 Ore di Le Mans al volante di una Ford GT40. Si tratta della prima vittoria sulla Sarthe della Casa dell’Ovale Blu e del primo trionfo di sempre di un’auto non europea.

Pochi giorni dopo – nel GP di Francia – il driver oceanico ottiene il primo sedile “ufficiale” in F1 grazie alla Cooper: più lento del coéquipier austriaco Jochen Rindt, chiude la corsa in ottava posizione mentre l’altro compagno di squadra – il britannico John Surtees – si ritira.

Gli anni in Ferrari

Nel 1967 Chris Amon viene chiamato dalla Ferrari e alla guida della Rossa disputa la sua migliore stagione di sempre nel Circus: quattro terzi posti (primo podio in carriera a Monte Carlo e poi Belgio, Gran Bretagna e Germania). Per buona parte dell’anno è l’unico pilota del Cavallino in seguito alla morte di Lorenzo Bandini e alla frattura alle gambe dell’inglese Mike Parkes e nell’ultima prova stagionale in Messico finisce dietro al britannico Jonathan Williams.

Per quanto riguarda l’endurance segnaliamo il trionfo alla 24 Ore di Daytona e alla 1000 km di Monza con una 330 P4 insieme a Bandini e il secondo posto alla 6 Ore di Brands Hatch in coppia con il britannico Jackie Stewart.

La stagione seguente di Chris Amon è meno brillante: un secondo posto in Gran Bretagna e un’annata nella quale risulta complessivamente più lento del compagno belga Jacky Ickx. Nel 1969 arrivano un terzo posto in Olanda, il trionfo nel campionato di Formula Tasman e una seconda piazza alla 12 Ore di Sebring con lo statunitense Mario Andretti.

Gli anni ’70

Gli anni ’70 di Amon si aprono con il passaggio del pilota neozelandese alla March: tre podi (due secondi posti in Belgio e Francia e una terza piazza in Canada), risultati migliori del coéquipier svizzero Jo Siffert e un successo al BRDC International Trophy.

Nel 1971 – in seguito a scontri con la dirigenza della scuderia inglese, si trasferisce alla Matra: il primo anno porta a casa un terzo posto in Spagna risultando più rapido del transalpino Jean-Pierre Beltoise e si ripete nel 1972 con una terza piazza in Francia.

Chris Amon trova un sedile alla Tecno nel 1973, ha l’opportunità di correre il GP del Canada con la Tyrrell (facendo però peggio di Stewart e del francese François Cevert) e chiude in terza posizione la 1000 km di Spa con la Matra in un equipaggio che vede due piloti transalpini: Gérard Larrousse e Henri Pescarolo.

Risale al 1974 la breve avventura imprenditoriale della scuderia Amon (un solo GP disputato, quello di Spagna): Chris corre le ultime due gare del Mondiale con la BRM e il 9° posto negli USA gli consente di ottenere piazzamenti migliori di quelli di Beltoise. L’anno seguente viene ingaggiato dalla Ensign e chiude la carriera nel 1976 conquistando un quinto posto in Spagna che coincide con l’ultimo GP a punti.

Chris Amon si stabilisce in Nuova Zelanda per gestire l’allevamento di pecore della sua famiglia e collabora come giornalista automobilistico e come consulente per la filiale locale Toyota. Scompare il 3 agosto 2016 a Rotorua (Nuova Zelanda).