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Valentino Rossi: «Stoner mi odia da quando perse a Laguna Seca»

di Francesco Irace -

Valentino Rossi e Casey Stoner, amici mai. Il nove volte campione del mondo ha recentemente rilasciato un’intervista a “Dainese Legends”, parlando della sua storica rivalità con il pilota australiano che oggi ha definitivamente abbandonato il mondo delle corse (almeno su due ruote…).

Tra i duelli più belli e spettacolari a cui hanno dato vita i due piloti c’è sicuramente quello di Laguna Seca del 2008: il sorpasso di Valentino al cavatappi, passando miracolosamente con la moto piegata sullo sterrato, è sicuramente una delle immagini più belle della storia del motomondiale.

Valentino Rossi, la rivalità con Stoner e la nuova MotoGP

Ed è proprio partendo da quella gara che Valentino dà il via alle sue dichiarazioni: “Stoner iniziò ad odiarmi solo perché in quell’occasione perse. Da quel momento in poi non è riuscito a far altro che parlare riferendosi al passato e a questa gara, perché a quel tempo non era abbastanza uomo per capire che aveva semplicemente perso”.

Poi il “dottore” analizza, con tono critico, anche l’attuale mondo della MotoGP: “Negli ultimi anni questo sport è diventato troppo serio, e con lui anche i piloti. In passato c’era più coraggio, ma ora sembra più una questione di serietà e atletismo. Tutti seguono diete e si allenano moltissimo, senza avere una vita normale. Credo sia anche importante divertirsi”. Insomma non manca un pizzico di malinconia nelle parole di Rossi, che – non dimentichiamo – corre in moto da ben sedici anni.

Attenzione però: guai a pensare che gli manchino gli stimoli per iniziare una nuova stagione dando il massimo gara dopo gara. D’altronde un pilota vive per la gara: “C’è un sacco di adrenalina prima della gara, ma è una bella sensazione. Una volta che la gara inizia ti trovi completamente in un’altra dimensione. Il tuo livello di concentrazione sale vertiginosamente e fai quello che devi: tutto diventa all’improvviso cristallino”.

Se poi si vince anche, ben venga: “Il sapore della vittoria poi è qualcosa di speciale, una cosa diversa da tutte le altre. È come una droga. È la ragione principale per cui corro. Sfortunatamente dura 3 o 4 ore, il giorno dopo hai già bisogno di un’altra. Non smette mai”.

Foto: motogp.com

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